NEWS – La BCE alza i tassi, la Fed è al 90% e il Treasury sfiora il 5%: i mercati scelgono la certezza
Mercati
F. Cacchioli • 13 Settembre 2026

NEWS – La BCE alza i tassi, la Fed è al 90% e il Treasury sfiora il 5%: i mercati scelgono la certezza

La BCE alza i tassi, la Fed è al 90% e il Treasury sfiora il 5%: i mercati scelgono la certezza

Giovedì 10 settembre la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, portando quello sui depositi al 2,50%: secondo rialzo dell'anno. Venerdì l'inflazione americana di agosto è uscita al 3,4%, in linea con le attese ma in accelerazione — e la probabilità che la Fed alzi i tassi la prossima settimana è salita a circa il 90%. Il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 4,96%, a un soffio dalla soglia psicologica del 5%. Il Brent è arrivato a 106 dollari, +9% in una settimana, dopo che Trump ha lasciato intendere che la guerra con l'Iran durerà almeno fino alle elezioni di novembre. Eppure venerdì le Borse sono salite con decisione, Milano ha chiuso la settimana in guadagno e in serata Fitch ha confermato il rating dell'Italia. Sembra un controsenso. Non lo è — e capire perché è la lezione più utile della settimana.

2,50%
BCE tasso depositi
~90%
Prob. rialzo Fed
4,957%
Treasury 10Y
~$103-104
Brent (+9% sett.)

🌍 Situazione Economica

BCE a 2,50%, CPI americano in accelerazione: la settimana che ha tolto ogni dubbio

Giovedì 10 settembre la Banca Centrale Europea ha alzato tutti e tre i tassi di riferimento di 25 punti base: il tasso sui depositi passa al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%, con effetto dal 16 settembre. È il secondo rialzo del 2026, dopo quello di giugno che aveva interrotto una pausa durata dal 2023.

La decisione era attesa — il presidente della Bundesbank aveva parlato di una probabilità del 95% prezzata dai mercati — e la motivazione è nei numeri: l'inflazione dell'Eurozona è risalita al 3,3% in agosto dal 2,9% di luglio, spinta dall'energia. La componente di fondo è invece scesa al 2,4%, con i servizi al 3,0%. La BCE ha parlato di una mossa "precauzionale", per proteggere la propria credibilità dagli effetti di secondo ordine del caro-energia: quando i prezzi dell'energia restano alti a lungo, rischiano di trasferirsi su salari e listini di tutti gli altri settori.

Due dettagli delle nuove proiezioni meritano attenzione. L'inflazione core è stata rivista al rialzo (2,5% nel 2026, 2,6% nel 2027, 2,3% nel 2028: sopra il target per altri tre anni). Ma anche la crescita è stata rivista al rialzo: PIL dell'Eurozona a +0,9% quest'anno, +1,4% nel 2027, +1,5% nel 2028 — un'economia "più resiliente del previsto". Nessuna indicazione sulle mosse future: si decide riunione per riunione.

Venerdì 11 settembre è arrivato il dato americano. Il CPI di agosto è salito dello 0,4% sul mese (dopo il +0,1% di luglio) e del 3,4% sull'anno, esattamente in linea con le attese. La componente core è aumentata dello 0,3% mensile — un decimo sopra le previsioni — e del 2,4% annuo, il livello più basso da marzo 2021.

Il giorno prima, giovedì, i prezzi alla produzione avevano sorpreso al rialzo: +0,4% sul mese e +5,4% sull'anno. Il PPI misura i costi "a monte" della filiera e storicamente anticipa il CPI di qualche mese: un 5,4% annuo alla produzione, con il petrolio sopra i 100 dollari, dice che la pressione sui prezzi al consumo dei prossimi mesi è tutt'altro che esaurita. È stato questo dato, giovedì, ad affondare i mercati per la quarta seduta consecutiva.

Il risultato sulle attese Fed è netto: dopo il CPI, i futures sui tassi prezzano circa il 90% di probabilità di un rialzo alla riunione del 15-16 settembre — era il 70% a inizio settimana, il 58% dopo il rapporto sul lavoro. Un gestore americano ha riassunto così il sentiment: "l'inflazione è ancora troppo alta e le mani della Fed sono legate; il rialzo della prossima settimana è praticamente garantito".

Il mercato obbligazionario ha già votato: il Treasury decennale ha chiuso venerdì al 4,957%, a un soffio dal 5%. In Europa il BTP decennale è salito al 4,36% (era sotto il 4,2% una settimana fa), con lo spread sul Bund a 86 punti base. Da notare il caso francese: l'OAT decennale rende il 4,45%, più del BTP, dopo che il ministro delle Finanze ha tagliato le stime di crescita 2026 (da 0,7% a 0,5%) e ammesso un deficit sopra il 5% del PIL. Il sorpasso del rendimento francese su quello italiano, impensabile fino a pochi anni fa, è ormai strutturale.

E venerdì sera è arrivata la conferma di Fitch: rating dell'Italia ribadito a BBB+ con outlook stabile. L'agenzia sostiene il giudizio con un'economia "ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto" e stima un deficit in miglioramento al 2,9% del PIL quest'anno. Il vincolo resta il debito: Fitch prevede un picco al 138,2% del PIL nel 2026 — contro una mediana del 57% dei paesi con rating comparabile — con riduzione graduale dal 2027. Prossimo appuntamento: Moody's il 25 settembre.

Un ultimo dato, passato sotto traccia ma importante: la fiducia dei consumatori americani misurata dall'Università del Michigan è crollata a 47,8 (da 51,7, contro attese di 51), con le aspettative di inflazione a un anno salite al 4,6%. Consumatori più pessimisti e che si aspettano più inflazione: è la combinazione che le banche centrali temono di più.

IndicatoreValoreNota
BCE tasso depositi2,50%🔴 +25bp giovedì; 2° rialzo del 2026
Inflazione Eurozona agosto3,3%▲ da 2,9% luglio; core 2,4%
CPI USA agosto3,4% a/a🔴 +0,4% mensile; in accelerazione
CPI core USA2,4% a/a+0,3% m/m (un decimo sopra attese)
PPI USA agosto+5,4% a/a🔴 Sorpresa al rialzo giovedì
Prob. rialzo Fed 15-16/9~90%🔴 ▲ da ~70% a inizio settimana
Treasury USA 10Y4,957%🔴 A un soffio dal 5%
BTP Italia 10Y4,36%▲ da <4,2%; spread a 86 bps
OAT Francia 10Y4,45%Rende più del BTP; deficit >5%
Rating Italia (Fitch, 11/9)BBB+ stabile🟢 Confermato; Moody's il 25/9
Michigan fiducia consumatori47,8🔴 Crollo da 51,7; attese inflazione 4,6%
EUR/USD1,16Stabile

💼 Performance Finanziaria

Quattro giorni di cali, poi il sollievo: perché le Borse salgono se il rialzo è certo

La settimana americana si è giocata su un copione preciso. Da lunedì a giovedì, quattro sedute consecutive di ribassi: petrolio in corsa, rendimenti in tensione, PPI più caldo del previsto. Venerdì, con il CPI in linea con le attese, il rimbalzo: S&P 500 +0,86% a 7.656,98, Dow Jones +0,98% a 52.573,29, Nasdaq +0,96% a 26.333,04. L'indice della paura, il VIX, è crollato dell'11% a 15,84.

Perché i mercati salgono se il rialzo dei tassi è diventato quasi certo? È il punto più istruttivo della settimana. Ai mercati non piacciono i tassi alti — ma detestano ancora di più l'incertezza. Per tutta la settimana gli operatori hanno temuto un CPI peggiore delle attese, che avrebbe aperto scenari di rialzi multipli e aggressivi. Un dato in linea, per quanto in accelerazione, ha trasformato l'incognita in un fatto: un rialzo da 25 punti, già ampiamente prezzato. Quando l'esito peggiore temuto non si materializza, chi si era protetto ricompra. Il sollievo di venerdì non è ottimismo sull'economia: è la rimozione di uno scenario estremo.

Il rimbalzo non è comunque bastato: la settimana chiude negativa per tutti e tre gli indici americani — S&P 500 -0,80%, Dow Jones -1,57%, Nasdaq -0,66%. Tra i settori, venerdì hanno guidato tecnologia, industriali e comunicazioni; tra i singoli titoli, i produttori di server e infrastrutture per l'intelligenza artificiale hanno segnato rialzi vicini alla doppia cifra.

Il petrolio è stato il regista occulto di tutta la settimana. La progressione del Brent racconta da sola la cronaca: lunedì e martedì tra i 96 e i 98 dollari; mercoledì la chiusura sopra quota 100 (100,73 dollari, +2,87%); giovedì la corsa fino a 106,56 dollari; venerdì il ripiegamento di circa il 3% verso quota 103-104. Il bilancio settimanale resta un rialzo di circa il 9%. A muovere i prezzi, oltre al blocco di Hormuz, le parole di Trump: il presidente ha detto di vedere la fine della guerra con l'Iran solo dopo le elezioni di metà mandato di novembre — un'indicazione che i mercati hanno letto come la conferma di un conflitto destinato a durare almeno fino a fine anno. L'Asia ha pagato il conto venerdì: Nikkei -2,17%, Kospi -2,12%, sui timori che il caro-greggio alimenti l'inflazione globale.

Milano ha fatto meglio di tutti. Venerdì il FTSE MIB è stato la maglia rosa d'Europa: +1,36% a 52.512 punti, e sull'intera settimana segna +0,79% — in controtendenza rispetto agli indici americani. Due i motori. Le banche, che beneficiano della BCE più restrittiva (tassi più alti sostengono i margini di interesse): venerdì le migliori del listino sono state Intesa Sanpaolo +2,55%, Mediobanca +2,4% — in recupero dopo una settimana difficile seguita alla trimestrale — e UniCredit +1,6%. E i petroliferi, con ENI e Saipem spinti dal greggio. Bene anche Avio, +4% circa in chiusura dopo un picco intraday oltre il 6%. In serata, a mercati chiusi, la conferma di Fitch ha completato il quadro di una settimana positiva per l'Italia.

IndiceChiusura 11/9Perf. Settim.Note
S&P 5007.656,98🔴 -0,80%4 cali + rimbalzo venerdì (+0,86%)
Nasdaq Composite26.333,04🔴 -0,66%+0,96% venerdì; AI hardware forte
Dow Jones52.573,29🔴 -1,57%Il peggiore della settimana
FTSE MIB52.512🟢 +0,79%+1,36% venerdì; banche e petroliferi
Nikkei (Tokyo)—🔴 In calo-2,17% venerdì su timori inflazione
Bitcoin (BTC)~$78.500🔴 ~-3%Sotto 79.000 venerdì sera
Oro spot<$4.410🔴 ~-1%Tassi in salita pesano
Petrolio Brent~$103-104🟢 ~+9%Picco $106,56 giovedì

₿ Aggiornamenti Crypto

Bitcoin ripiega sotto i 79.000: quando i tassi salgono, la liquidità si ritira

Bitcoin ha chiuso la settimana intorno ai 78.500 dollari, in calo di circa il 3% rispetto agli 81.000 di venerdì scorso.

Verifica delle fonti: SoldiOnline (11/9, ore 17:35): "sceso sotto i 79.000 dollari, circa 68.000 euro". Cryptonomist (10/9): $77.971, con il mercato crypto complessivo in calo del 4,27% in 24 ore. La convergenza tra le rilevazioni, tenuto conto degli orari, è piena. Rispetto al picco di 82.000 toccato la settimana scorsa, il ritracciamento è di circa il 4%.

La spiegazione è nella settimana obbligazionaria. Con il Treasury a un passo dal 5%, la probabilità di un rialzo Fed al 90% e tre banche centrali in modalità restrittiva, la liquidità — il carburante che aveva spinto Bitcoin da 58.000 a 82.000 in due mesi e mezzo — ha smesso di espandersi. Il rally estivo era nato il 19 agosto sull'intervento del Tesoro americano e sulle attese di regole più chiare; il riprezzamento dei tassi di questa settimana è il suo contrario esatto.

Due dettagli danno la misura della fase. Il primo: la dominance di Bitcoin è salita al 58,6% mentre il mercato scendeva — quando il settore crypto si indebolisce, il capitale si rifugia nell'asset più grande e liquido, vendendo prima le criptovalute minori. Il secondo: l'indice Fear & Greed è rimasto in zona "avidità" (69) nonostante il calo — un disallineamento tra sentiment e prezzi che di solito si risolve con un consolidamento più lungo, non con una ripartenza immediata.

Vale la pena notare la simmetria con l'oro, sceso anch'esso (sotto i 4.410 dollari, con l'argento sotto i 65). Questa settimana i due asset "senza cedola" sono tornati a muoversi insieme, al ribasso, sotto lo stesso peso: rendimenti obbligazionari vicini al 5% rendono costoso detenere qualsiasi cosa che non paghi interessi. La divergenza vista in agosto — Bitcoin su, oro giù — si è chiusa nel modo meno gradevole: entrambi giù.

🔮 Outlook Prossima Settimana

Fed martedì e mercoledì, BoJ giovedì: si chiude il trittico delle banche centrali

Appuntamenti chiave:

  • Martedì-mercoledì 15-16 settembre — Riunione della Federal Reserve, con decisione mercoledì sera (ora italiana) e nuovo dot plot: la mappa in cui ogni membro del comitato indica dove vede i tassi nei prossimi anni. Il mercato prezza circa il 90% di probabilità di un rialzo di 25 punti base: sarebbe il primo aumento dei tassi americani dal 2023. A contare, più della decisione ormai scontata, saranno il dot plot e la conferenza stampa di Warsh: uno o più rialzi aggiuntivi in traiettoria cambierebbero il quadro per il 2027
  • Venerdì 18 settembre — Banca del Giappone: i mercati prezzano una probabilità del 98% di un rialzo, il secondo dell'anno. Un ulteriore aumento dei tassi giapponesi tende a rafforzare lo yen e a ridurre i flussi di capitale giapponese verso i bond americani ed europei: un fattore in più di pressione sui rendimenti globali
  • Giovedì 25 settembre — Il giudizio di Moody's sull'Italia, dopo la conferma di Fitch (BBB+ stabile) di venerdì sera
  • Sullo sfondo — Il petrolio: con la guerra che Trump stesso proietta oltre le elezioni di novembre, ogni riunione di banca centrale dei prossimi mesi dovrà fare i conti con un Brent sopra i 100 dollari

Il quadro d'insieme, in tre righe. La BCE ha alzato. La Fed sta per farlo. La BoJ probabilmente seguirà. Per la prima volta dal 2023, le tre principali banche centrali del mondo stringono insieme — non perché l'economia corra troppo, ma per difendere la propria credibilità contro un'inflazione energetica che non controllano e un mercato obbligazionario che ha smesso di fidarsi.

Cosa significa per chi investe con orizzonte lungo.

Il Treasury americano a dieci anni rende quasi il 5%. Il BTP il 4,36%. Sono numeri che cambiano l'aritmetica di qualsiasi portafoglio: la componente obbligazionaria, che per un decennio ha reso poco o nulla, oggi paga rendimenti che competono con le attese di lungo periodo dell'azionario — con molta meno incertezza. Non è un invito a stravolgere nulla: è la constatazione che l'epoca in cui "non c'era alternativa alle azioni" è finita, e un portafoglio costruito in quell'epoca merita almeno una verifica.

La seconda osservazione riguarda il metodo. Questa settimana le Borse sono scese per quattro giorni temendo un dato, e sono risalite quando il dato — oggettivamente negativo — è semplicemente risultato non peggiore delle attese. Chi avesse venduto giovedì sull'ansia e ricomprato venerdì sul sollievo avrebbe perso da entrambe le parti. È il promemoria più concreto di perché le decisioni di portafoglio si prendono sul proprio orizzonte temporale, non sul calendario macro della settimana.

Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.

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