NEWS – L'America perde posti di lavoro e le Borse volano: S&P 500 a 7.757, FTSE MIB a 53.717
Mercati
F. Cacchioli • 09 Agosto 2026

NEWS – L'America perde posti di lavoro e le Borse volano: S&P 500 a 7.757, FTSE MIB a 53.717

L'America perde posti di lavoro e le Borse volano: S&P 500 a 7.757, FTSE MIB a 53.717

Venerdì 7 agosto è arrivato un dato che nessuno si aspettava: a luglio l'economia americana ha perso 23.000 posti di lavoro. Gli analisti ne prevedevano tra 80.000 e 97.000 in più. E anche il dato di giugno, già debole, è stato rivisto ulteriormente al ribasso. Un quadro che descrive un mercato del lavoro che si raffredda più in fretta del previsto. La reazione delle Borse? Rally generalizzato. L'S&P 500 ha chiuso a un nuovo record assoluto di 7.757,64 punti, con la migliore settimana da aprile (+3,6%). Il Nasdaq ha guadagnato il 5,2%, il FTSE MIB il 2,96% toccando diversi record. Bitcoin è salito a 64.967 dollari. Sembra un controsenso — e invece è la logica più elementare dei mercati, che questa settimana vale la pena capire fino in fondo.

-23.000
NFP luglio USA
7.757,64
S&P 500 record (+3,6%)
+2,96%
FTSE MIB a 53.717
$64.967
Bitcoin (+2,8%)

🌍 Situazione Economica

Perché una cattiva notizia sull'occupazione fa salire le Borse

Venerdì 7 agosto il Bureau of Labor Statistics ha pubblicato il rapporto sull'occupazione di luglio. Il risultato: -23.000 posti di lavoro. Non una crescita più lenta del previsto — una contrazione vera e propria. Le attese di mercato erano per un aumento compreso tra 80.000 e 97.000 unità.

Il segnale era già arrivato mercoledì con i dati ADP sul settore privato: 44.000 nuove assunzioni a luglio, contro le 95.000 di giugno (a loro volta già riviste al ribasso).

Ed è qui che nasce il "controsenso" della settimana. Per capirlo servono tre passaggi, e sono gli stessi che spiegano gran parte dei movimenti di mercato degli ultimi due anni.

Primo passaggio. Quando l'economia rallenta, le aziende assumono meno. Con meno concorrenza per assumere, la pressione sui salari si riduce. Salari che crescono meno significano meno inflazione nei mesi successivi.

Secondo passaggio. Meno inflazione attesa significa che la banca centrale non ha bisogno di alzare i tassi di interesse. Anzi: con un'economia che perde posti di lavoro, la Fed deve iniziare a preoccuparsi del rischio opposto, quello di una frenata troppo brusca.

Terzo passaggio. Tassi più bassi — o anche solo la prospettiva di tassi più bassi — fanno salire il valore delle azioni. Il motivo è tecnico ma comprensibile: il prezzo di un'azione riflette i profitti che quell'azienda genererà negli anni futuri, riportati a valore di oggi. Più i tassi sono alti, meno valgono oggi quei profitti futuri. Quando i tassi scendono, la stessa identica azienda, con gli stessi identici profitti attesi, vale automaticamente di più.

La conferma è arrivata dal mercato obbligazionario: il rendimento del Treasury americano a 10 anni è sceso al 4,64% (dal 4,69% del giorno prima). Il dollaro si è indebolito, con l'indice DXY sceso a 99,5 dal recente massimo di 101. E la probabilità che la Fed lasci i tassi fermi nella riunione del 16 settembre è salita al 56% (CME FedWatch). Appena una settimana fa il mercato prezzava un rialzo come scenario più probabile.

Attenzione però: il quadro non è univoco. Restano tre elementi che raccontano una storia diversa.

Il Core PCE — la misura di inflazione preferita dalla Fed — è sopra l'obiettivo del 2% da 64 mesi consecutivi. Più di cinque anni senza centrare il bersaglio.

Il rendimento del Treasury a 30 anni resta intorno al 5,27%, il livello più alto dal 2007. Gli investitori continuano a chiedere una remunerazione elevata per prestare denaro allo Stato americano su orizzonti lunghi — un segnale di scetticismo sulla traiettoria dell'inflazione e sul debito pubblico USA, arrivato vicino ai 40.000 miliardi di dollari.

Il mercato obbligazionario americano è nel drawdown più lungo della sua storia: 72 mesi consecutivi di perdite dall'agosto 2020.

Sul fronte energetico, il Brent ha chiuso a 83,61 dollari al barile, in rialzo dell'1,4% nella sola giornata di venerdì dopo notizie di nuove restrizioni iraniane al transito di navi americane e israeliane attraverso Hormuz. Su base settimanale però il calo è di circa il 4,5%.

Sul fronte valutario, Stati Uniti e Giappone sono intervenuti congiuntamente per sostenere lo yen, dopo che il cambio dollaro/yen aveva superato quota 163 — il livello più debole per la valuta giapponese da circa quarant'anni. L'intervento ha riportato il cambio in area 155-156.

IndicatoreValoreNota
NFP luglio USA-23.000🔴 Contrazione; attese +80/97k
ADP settore privato luglio+44.000🔴 ▼ da 95.000 di giugno (rivisto)
Prob. pausa Fed 16 settembre56%🟢 Il rialzo non è più lo scenario base
Treasury USA 10Y4,64%🟢 ▼ da 4,69%; scende dopo il dato
Treasury USA 30Y~5,27%🔴 Massimo dal 2007
Indice Dollaro (DXY)99,5▼ da 101; dollaro si indebolisce
Core PCE sopra target64 mesiConsecutivi sopra il 2%
Petrolio Brent (7/8)$83,61🟢 -4,5% sett.; +1,4% venerdì su Iran
Oro spot (7/8)>$4.260🟢 ~+4% sett.; massimo a 6 settimane
USD/JPY155-156Dopo intervento congiunto USA-Giappone

💼 Performance Finanziaria

S&P 500 sopra 7.700 per la prima volta. Milano firma tre record in cinque sedute

Martedì 4 agosto l'S&P 500 ha chiuso per la prima volta nella storia sopra i 7.700 punti, con il Dow Jones che quel giorno ha guadagnato circa 900 punti. Il motore era l'ottimismo su un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per riaprire completamente lo Stretto di Hormuz, che aveva fatto scendere il petrolio.

Venerdì 7 agosto, dopo il dato sull'occupazione, il rally si è completato: S&P 500 a 7.757,64 (+0,62%), nuovo record assoluto. Nasdaq a 26.690,62 (+1,3%). Dow Jones a 54.036,93 (+0,28%).

Su base settimanale: S&P 500 +3,6%, la migliore settimana da aprile. Nasdaq +5,2%, trainato dal rimbalzo dei semiconduttori dopo il crollo del 21% registrato a luglio. Dow Jones +2,96%.

A Piazza Affari la settimana è stata altrettanto positiva. Il FTSE MIB ha chiuso a 53.717,19 punti, con tre sedute in rialzo su cinque e diversi record toccati nel corso della settimana. Performance settimanale: +2,96%. Protagonista Avio, in rialzo di quasi l'11%, che ha portato la capitalizzazione oltre il miliardo e mezzo di euro. Bene anche Banco BPM (+6,4% dopo risultati semestrali record e guidance alzata) e Leonardo (+5,3%). In coda Stellantis, in calo di circa il 5%.

IndiceChiusura sett.Perf. Settim.Note
S&P 5007.757,64🟢 +3,6%Record assoluto; miglior sett. da aprile
Nasdaq Composite26.690,62🟢 +5,2%Rimbalzo chip dopo il -21% di luglio
Dow Jones54.036,93🟢 +2,96%+900 punti nella sola seduta di martedì
FTSE MIB53.717,19🟢 +2,96%Diversi record; Avio +11%, BPM +6,4%
Bitcoin (BTC)$64.967🟢 +2,8%Picco intraday ~$65.300 dopo il dato NFP
Oro spot>$4.260🟢 ~+4%Massimo a 6 settimane; domanda cinese
Petrolio Brent$83,61🟢 -4,5%Calo settimanale nonostante +1,4% venerdì

Il dato che spiega il rally: gli utili. Oltre l'85% delle società dell'S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del secondo trimestre ha battuto le attese degli analisti. La crescita complessiva degli utili si sta avvicinando a livelli che non si vedevano dal 2021. Non è solo ottimismo sui tassi: c'è una base di profitti reali.

Ma qui arriva l'elemento che merita più attenzione di tutti gli altri. I margini di profitto delle società dell'S&P 500 hanno raggiunto il 16,7% nel secondo trimestre: il livello più alto mai registrato nella storia dell'indice.

Perché è rilevante? Il margine di profitto è la percentuale di ricavi che resta all'azienda come utile. Storicamente questo indicatore tende a tornare verso la sua media di lungo periodo, per una ragione economica elementare: quando un settore diventa molto redditizio, attira nuovi concorrenti che erodono i margini. È il funzionamento base di un'economia di mercato. Margini record non significano che il mercato debba scendere domani — significano che uno dei motori del rialzo attuale sta operando a un livello che storicamente non si è mai rivelato permanente.

Nel frattempo, le quattro maggiori aziende tecnologiche americane hanno speso complessivamente 165 miliardi di dollari in investimenti nel solo secondo trimestre: +87% rispetto a un anno fa e +393% rispetto a tre anni fa.

₿ Aggiornamenti Crypto

Bitcoin a 64.967$: tocca 65.300 sul dato lavoro. E gli ETF tornano a comprare

Bitcoin chiude la settimana a 64.967,11 dollari (fonte primaria: CoinMarketCap). Verifica doppia su Coinbase: 64.940 dollari, con una performance settimanale del +2,8%. Discrepanza tra le due fonti: 0,04% — dato pienamente affidabile.

Un dettaglio che conta: venerdì Bitcoin aveva aperto a 64.259,68 dollari ed è salito fino a un massimo di circa 65.300 dollari subito dopo la pubblicazione del rapporto sull'occupazione, per poi chiudere appena sotto i 65.000. Ha quindi toccato la soglia dei 65.000 senza consolidarla in chiusura — una distinzione che vale la pena fare, perché è diversa dal dire che l'ha superata stabilmente.

Il livello dei 65.000 dollari aveva bloccato Bitcoin per settimane, dentro un intervallo che da due mesi oscilla tra 58.000 e 67.000 dollari. La spinta è arrivata dallo stesso meccanismo che ha mosso le Borse: un mercato del lavoro più debole riduce la probabilità di rialzi dei tassi, e condizioni finanziarie meno restrittive favoriscono gli asset più rischiosi.

La novità strutturale della settimana riguarda i flussi. Gli ETF spot su Bitcoin hanno registrato 750 milioni di dollari di afflussi netti — la migliore settimana da aprile, con 128 milioni nella sola giornata di giovedì. È un'inversione netta rispetto ai deflussi che avevano caratterizzato il secondo trimestre (giugno aveva segnato il record negativo di 4,06 miliardi). Una settimana non fa una tendenza, ma è il primo segnale concreto di ritorno di capitale istituzionale da mesi. Nella stessa direzione va un dato on-chain: i grandi detentori hanno accumulato circa 190.000 BTC da dicembre.

Ethereum ha chiuso intorno ai 1.910 dollari, con il miglior avanzamento settimanale tra le principali criptovalute. XRP è rimasto indietro, Solana sostanzialmente piatto. La dominance di Bitcoin — la quota che rappresenta sull'intero mercato crypto — è al 59%.

Un episodio che merita attenzione: il caso Coldcard

Nei giorni scorsi è emersa una vulnerabilità in alcuni hardware wallet dedicati esclusivamente a Bitcoin, con perdite stimate in oltre 100 milioni di dollari. L'exploit ha spinto l'attività on-chain di Bitcoin al massimo del 2026, con migliaia di utenti che hanno spostato i fondi verso configurazioni ritenute più sicure. L'aspetto più significativo non è l'entità economica, ma il profilo degli utenti coinvolti: molti avevano adottato proprio le pratiche considerate più prudenti — bitcoin fuori dagli exchange, chiavi conservate offline, dispositivo hardware dedicato, orizzonte di lungo periodo.

È importante essere precisi su cosa è successo: la vulnerabilità riguardava l'implementazione di un dispositivo prodotto da terzi, non la rete Bitcoin né la crittografia su cui si basa il protocollo. La distinzione è tecnicamente decisiva.

Dal punto di vista pratico, però, l'episodio ricorda qualcosa che viene spesso semplificato troppo. La frase "not your keys, not your coins" resta valida: affidare la custodia a un intermediario significa esporsi al rischio di quell'intermediario. Ma custodire direttamente non elimina il rischio — lo trasforma. Rischio tecnologico del dispositivo, rischio operativo nella gestione dei backup, rischio umano nella configurazione. Valutare autonomamente la qualità del codice di un hardware wallet o la robustezza delle sue procedure crittografiche è fuori dalla portata della grande maggioranza degli investitori.

Non esiste una modalità di custodia priva di rischio. Esistono rischi diversi, e la scelta appropriata dipende dalla competenza tecnica, dall'entità del patrimonio e da quanta responsabilità operativa si è realmente disposti ad assumersi.

🔮 Outlook Prossima Settimana

10–14 agosto: CPI mercoledì, e si apre la finestra statisticamente più delicata dell'anno

Appuntamenti chiave

  • • Mercoledì 12 agosto — CPI USA di luglio: il dato che completerà il quadro aperto dal rapporto sull'occupazione. Le stime di alcune grandi banche d'investimento indicano un'inflazione headline in crescita dello 0,1% mensile, aiutata dal calo dei prezzi della benzina, con la componente di fondo più persistente per via dei costi dei servizi. Un CPI contenuto confermerebbe lo scenario "raffreddamento senza inflazione" che ha alimentato il rally. Un CPI sorprendentemente alto lo metterebbe in discussione.
  • • Nel corso della settimana — Coda delle trimestrali e volumi in progressiva riduzione per la pausa estiva. La liquidità più bassa amplifica i movimenti: le stesse notizie producono oscillazioni più ampie di quanto farebbero a settembre.
  • • 16 settembre — Prossima riunione Fed. Il mercato prezza ora il 56% di probabilità di una pausa. Ma le aspettative su questa riunione sono state estremamente instabili: nelle ultime settimane la probabilità di un rialzo è oscillata tra il 43% e l'82%. Ogni dato macro le sposta in modo significativo.

La finestra da tenere d'occhio

Nei tre precedenti anni di elezioni americane di metà mandato — categoria in cui rientra anche il 2026 — le correzioni più significative della seconda parte dell'anno sono iniziate tutte nella stessa finestra: tra metà agosto e la seconda metà di settembre.

Nel 2014 l'S&P 500 corresse di circa il 10%. Nel 2018 la discesa arrivò vicino al 20%. Nel 2022 la correzione fu nuovamente nell'ordine del 20%. In tutti e tre i casi il massimo che precedette la discesa fu toccato proprio in questo periodo. E in tutti e tre i casi il minimo arrivò tra ottobre e dicembre: non un crollo improvviso, ma diversi mesi di volatilità.

Tre casi non costituiscono una legge statistica, e la stagionalità presa da sola non ha mai previsto nulla in modo affidabile. Il momentum attuale del mercato è forte e potrebbe produrre nuovi record ancora per settimane. Ma è un elemento di contesto che, sommato ai margini di profitto ai massimi storici e al trentennale americano al 5,27%, descrive una fase in cui il rapporto tra rendimento potenziale e rischio è progressivamente meno favorevole di quanto fosse a inizio anno.

Cosa se ne ricava, concretamente

All'inizio di un mercato rialzista l'obiettivo naturale è partecipare alla crescita. Nelle fasi più avanzate diventa progressivamente più importante gestire il rischio. Non significa vendere, non significa cercare di indovinare il massimo — significa verificare che il portafoglio sia costruito per reggere anche uno scenario meno favorevole.

La domanda utile in questo momento non è "quanto può salire ancora?". È: "se il Nasdaq perdesse il 15% tra settembre e novembre, il mio portafoglio resterebbe compatibile con i miei obiettivi e con il mio orizzonte temporale?". Chi risponde di sì non ha nulla da fare questa settimana. Chi risponde di no ha individuato il punto su cui lavorare — e ha il vantaggio di poterlo fare adesso, con i mercati sui massimi, invece che dopo.

Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.

Resta Aggiornato

Ricevi i nostri aggiornamenti e analisi finanziarie direttamente nella tua email