NEWS – Nvidia raddoppia i ricavi, l'inflazione non scende e il Tesoro USA perde la sua scommessa
Mercati
F. Cacchioli • 30 Agosto 2026

NEWS – Nvidia raddoppia i ricavi, l'inflazione non scende e il Tesoro USA perde la sua scommessa

Nvidia raddoppia i ricavi, l'inflazione non scende e il Tesoro USA perde la sua scommessa

La settimana si è chiusa con tre risposte e una domanda ancora aperta. La prima risposta è arrivata mercoledì: l'inflazione di fondo americana è ferma al 3,3%, e i consumi si sono fermati con lei. La seconda è arrivata poche ore dopo: Nvidia ha annunciato ricavi trimestrali per 96,2 miliardi di dollari, più che raddoppiati in un anno, e il titolo è salito dell'8,7% trascinando il Nasdaq. La terza è la più scomoda: il tentativo del Tesoro americano di calmierare i rendimenti dei titoli a lunga scadenza, annunciato la settimana precedente, è durato meno di ventiquattr'ore. Il trentennale è tornato sopra il 5,25%. La domanda aperta riguarda venerdì, quando Kevin Warsh ha tenuto il suo primo discorso da presidente della Federal Reserve al simposio di Jackson Hole. Nel frattempo Bitcoin ha sfiorato gli 80.000 dollari, con gli ETF che segnano il miglior mese dell'anno.

+106%
Ricavi Nvidia
3,3%
PCE core annuo
~5,25%
Treasury 30Y
~$79.500
Bitcoin

🌍 Situazione Economica

Inflazione ferma, consumi fermi: la combinazione che non lascia vie d'uscita facili

Mercoledì 26 agosto il Bureau of Economic Analysis ha pubblicato il dato più atteso della settimana. L'indice PCE core di luglio è salito dello 0,2% su base mensile e del 3,3% su base annua: identico a giugno.

Cos'è il PCE e perché la Fed lo preferisce al CPI. L'indice dei prezzi al consumo (CPI) misura quanto costa un paniere di beni tenuto fisso nel tempo. Il PCE tiene invece conto del fatto che le persone cambiano abitudini quando i prezzi salgono: se la carne rincara, si compra più pollo. Per questo la Federal Reserve lo considera più aderente ai comportamenti reali e lo usa come riferimento ufficiale per il proprio obiettivo del 2%. Un PCE core al 3,3% significa che l'inflazione di fondo è a più di un punto percentuale di distanza dal bersaglio, e che non si sta muovendo.

Nello stesso rapporto c'è un secondo elemento, molto meno commentato: i consumi ristagnano.

Questa è la combinazione più difficile per una banca centrale. Se l'inflazione fosse alta ma trainata da un'economia in accelerazione, la ricetta sarebbe ovvia: alzare i tassi per raffreddare la domanda. Se i consumi fossero deboli e i prezzi in discesa, sarebbe altrettanto ovvia al contrario. Quando l'inflazione resta alta mentre i consumi si fermano, ogni scelta ha un costo: alzare rischia di soffocare un'economia già stanca, non alzare rischia di lasciare che l'inflazione si radichi nelle aspettative.

Il fallimento dell'intervento sul debito. Qui arriva il fatto più significativo della settimana, e merita una ricostruzione precisa.

Mercoledì 19 agosto — settimana precedente — il Tesoro americano aveva annunciato che avrebbe almeno raddoppiato il riacquisto dei propri titoli a lunga scadenza, per far scendere i rendimenti. L'annuncio aveva funzionato: i rendimenti erano calati, il dollaro era sceso, l'oro era balzato del 4%.

L'effetto è durato meno di un giorno. Già il giorno successivo il rendimento del titolo a trent'anni era risalito oltre il 5,24%, cancellando completamente il calo. Venerdì 21 agosto viaggiava intorno al 5,27%, contro il 5,21% di una settimana prima. Questa settimana si attesta intorno al 5,251%, dopo aver toccato il livello più alto in circa diciannove anni.

Perché è importante. Un'operazione del genere funziona solo se il mercato crede che il problema sia temporaneo. Se invece gli investitori ritengono che le ragioni della pressione siano strutturali, comprano il debito che lo Stato offre e poi lo rivendono, tornando al punto di partenza. È esattamente quello che è successo. E le ragioni strutturali sono note: un deficit pubblico in allargamento, un'inflazione stabilmente sopra il 2%, un dollaro più debole, una massa enorme di emissioni obbligazionarie delle società tecnologiche per finanziare data center e intelligenza artificiale, e un conflitto in Medio Oriente che tiene alto il premio al rischio sull'energia.

Il mercato obbligazionario, in altre parole, ha detto no.

Sul fronte energetico è arrivata invece una notizia distensiva. L'Iran ha annunciato un accordo con l'Oman sulla condivisione dei proventi del transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Il petrolio ha reagito subito: mercoledì il future sul Brent è sceso del 2,84% a 84,79 dollari al barile, per poi assestarsi sotto quota 90. Teheran ha però precisato che l'intesa non garantisce una riapertura immediata dello Stretto: è un passo diplomatico, non ancora operativo.

Sul fronte commerciale, il fine settimana precedente aveva portato il collasso delle trattative tra Stati Uniti e Canada, con nuovi dazi americani sui beni canadesi e Ottawa che ha promesso ritorsioni. È stato uno dei fattori dietro l'avvio negativo di lunedì.

IndicatoreValoreNota
PCE core luglio (mensile)+0,2%In linea con le attese
PCE core luglio (annuo)3,3%🔴 Identico a giugno; target Fed 2%
Consumi USA luglioIn stagnazioneIl dato meno commentato, il più rilevante
Treasury USA 30Y~5,251%🔴 Vicino ai massimi da ~19 anni
Treasury 30Y (21/8)5,27%Contro 5,21% del 14/8
Voto FOMC 29 luglio9-3Tre membri volevano alzare subito
Prob. rialzo Fed settembre~1 su 3Stabile intorno al 33-35%
Prob. rialzo entro dicembre66%🔴 Ormai lo scenario maggioritario
Petrolio Brent (26/8)$84,79🟢 -2,84% su accordo Iran-Oman
Petrolio Brent (27/8)Sotto $90🟢 In calo sulla settimana
Oro spot (28/8)$4.587🟡 Consolida dopo il +5% precedente
Argento~$69Stabile
EUR/USD~1,165Poco mosso
Indice Dollaro (DXY)Poco sopra 99Su livelli bassi
Gas naturale europeo68 €/MWh🔴 In rialzo

💼 Performance Finanziaria

Nvidia raddoppia e traina il Nasdaq. L'Europa guarda ai tassi e scende

Lunedì 24 agosto l'avvio è stato negativo. L'S&P 500 ha chiuso a 7.652,86 (-0,28%), il Nasdaq a 25.980,19 (-0,76%), penalizzato dalla debolezza dei titoli legati ai chip e alle memorie. Solo il Dow Jones ha chiuso in positivo, a 53.417,16 (+0,26%).

Martedì 25 Wall Street ha recuperato, con il rimbalzo dei tecnologici e una tregua sui rendimenti e sul petrolio.

Mercoledì 26, dopo la chiusura americana, sono arrivati i conti di Nvidia. I numeri del secondo trimestre fiscale 2027, chiuso il 26 luglio:

  • Ricavi: 96,2 miliardi di dollari, +106% su base annua e +18% rispetto al trimestre precedente
  • Divisione Data Center: circa 89 miliardi, +117% annuo, pari a oltre il 92% del fatturato totale
  • Utile netto contabile: 59,688 miliardi, contro i 26,422 miliardi dell'anno precedente
  • Previsione per il trimestre in corso: oltre 105 miliardi, sopra il consenso degli analisti fermo a 104,20 miliardi
  • Crescita dei ricavi attesa per l'esercizio 2028: circa il 70%, contro il 44% stimato dal mercato

Perché questa trimestrale contava più di altre. Nvidia produce i processori su cui gira quasi tutta l'infrastruttura per l'intelligenza artificiale. I suoi conti non dicono soltanto come va un'azienda: dicono quanto stanno effettivamente spendendo tutte le altre in infrastrutture AI. È diventata il termometro dell'intero ciclo di investimenti tecnologici, e un dato in frenata avrebbe messo in discussione le valutazioni di decine di società collegate.

Giovedì 27 la reazione: il titolo ha guadagnato l'8,7%, trascinando il comparto. L'S&P 500 ha chiuso a +0,7%, il Nasdaq Composite a +1,57%, il Dow Jones a +0,20%. Il Nasdaq 100 ha chiuso a 29.687 punti.

In Europa la stessa giornata è andata all'opposto. Milano ha chiuso a -1,17%, Parigi a -1,68%, sui minimi da oltre un mese. Il motivo principale è il rischio tassi: dopo il dato sull'inflazione americana, il riprezzamento delle aspettative sui rialzi ha pesato più sui listini europei che su quelli americani. A Parigi si è aggiunto un fattore interno: il primo dibattito presidenziale in vista delle elezioni del prossimo anno ha riportato in primo piano i timori sul bilancio pubblico francese.

Un dettaglio istruttivo: a Piazza Affari i singoli titoli tecnologici hanno seguito il Nasdaq — STMicroelectronics ha guadagnato circa il 2,9%, Prysmian il 2,4%, con Stellantis a +2,6% e Leonardo a +1,7% — ma l'indice è sceso comunque, trascinato dal resto del listino. È un promemoria concreto di quanto la composizione settoriale di un indice conti più delle singole storie: chi compra un indice compra il suo mix, non i suoi titoli migliori.

Venerdì 28 le Borse europee hanno aperto in rialzo, sulla scia dei guadagni asiatici (Tokyo la migliore, +0,5%), con un rimbalzo delle banche a Milano. I futures americani della sera precedente erano sostanzialmente invariati: S&P 500 a 7.734,75 (-0,1%), Nasdaq 100 a 29.644,75 (-0,2%), Dow Jones a 53.625,0.

IndiceRiferimentoPerf. Settim.Note
S&P 500~7.730 (giovedì)🟢 ~+0,8%Trainato da Nvidia (+0,7% giovedì)
Nasdaq Composite~26.400 (giovedì)🟢 ~+1%+1,57% giovedì; chip in recupero
Nasdaq 10029.687 (giovedì)🟢 In rialzoChiusura verificata
Dow Jones~53.500 (giovedì)🟢 ~+0,5%Meno esposto al tema AI
FTSE MIB~52.300 (giovedì)🔴 ~-0,7%-1,17% giovedì sul rischio tassi
CAC 40 (Parigi)—🔴 In perdita-1,68% giovedì; minimi da oltre un mese
Bitcoin (BTC)~$79.500🟢 ~+3%Picco a $81.280; ETF in afflusso
Oro spot$4.587🟡 ~stabileConsolida dopo il +5% della settimana prima
Petrolio BrentSotto $90🟢 In caloAccordo Iran-Oman su Hormuz

⚠️ Nota di trasparenza: le chiusure di venerdì 28 agosto non erano disponibili al momento della redazione. I dati settimanali degli indici azionari sono calcolati sulle chiusure di giovedì 27 e vanno considerati indicativi. I valori giornalieri riportati nel testo sono invece verificati su fonti primarie.

₿ Aggiornamenti Crypto

Bitcoin a un passo dagli 80.000 dollari. E ad agosto gli ETF fanno il record dell'anno

Bitcoin ha chiuso la settimana appena sotto la soglia degli 80.000 dollari, dopo aver toccato un massimo di 81.280 dollari nella sessione precedente. La performance settimanale è di circa +3% rispetto ai 77.500 dollari della settimana scorsa.

Il dato più significativo, però, non è il prezzo. È il flusso di denaro che lo sostiene.

Gli ETF spot americani su Bitcoin hanno registrato l'ottavo giorno consecutivo di afflussi positivi, con 2,8 miliardi di dollari accumulati nella serie. Sul mese, gli afflussi complessivi di agosto hanno superato i 3 miliardi: il miglior mese dell'anno.

Perché questo conta. Un ETF è un fondo quotato in Borsa che replica l'andamento di un sottostante — qui Bitcoin — e si compra come una normale azione. Quando registra afflussi netti, il gestore è obbligato ad acquistare l'attività sottostante: sono acquisti meccanici, non discrezionali. Ed è il canale principale attraverso cui il capitale istituzionale — fondi pensione, assicurazioni, gestori patrimoniali — accede al settore senza doversi occupare di custodia diretta.

Il contrasto con i mesi precedenti è netto. A giugno gli ETF avevano segnato deflussi record per 4,06 miliardi di dollari. Otto giorni consecutivi di segno opposto, in un mese da oltre 3 miliardi, indicano un cambiamento di comportamento — non un rimbalzo tecnico di qualche seduta.

Il contesto resta comunque quello di un recupero parziale. Bitcoin era sceso fino a 58.000 dollari a fine giugno, minimo dell'anno, e vi era rimasto bloccato tra 60.000 e 65.000 per sei settimane. Il rally è partito solo il 19 agosto, con l'annuncio dell'intervento del Tesoro sui rendimenti e la richiesta politica di approvare la legge di riordino del settore. In poco più di due settimane il prezzo è passato da circa 62.800 a quasi 80.000 dollari.

Vale la pena notare un dettaglio: l'intervento del Tesoro che ha innescato il rally di Bitcoin non ha funzionato sul suo obiettivo dichiarato, cioè far scendere i rendimenti. Ha funzionato però come segnale — il mercato ha letto la disponibilità del governo a intervenire sui tassi come una ragione per detenere asset alternativi alla valuta. È lo stesso motivo per cui è salito l'oro.

Tra le altre criptovalute, Solana si è distinta come migliore tra le principali, con un rialzo giornaliero superiore al 4% che l'ha portata poco sotto i 101 dollari.

🔮 Outlook Prossima Settimana

Jackson Hole: il discorso che definisce una presidenza

Venerdì 28 agosto alle 16:00 italiane, Kevin Warsh ha tenuto il suo primo discorso da presidente della Federal Reserve al simposio di Jackson Hole.

⚠️ Nota di trasparenza: al momento della redazione di questo articolo l'intervento non era ancora stato pronunciato. Quanto segue riguarda quindi il contesto e le attese, non il contenuto effettivo del discorso.

Perché questo intervento pesa più di altri. Jackson Hole è la sede in cui, storicamente, i banchieri centrali anticipano i cambi di rotta. Warsh ci arriva in una posizione particolare: si è insediato il 22 maggio 2026 con un voto del Senato di 54 a 45, la conferma più risicata mai registrata per un presidente della Fed, e con il suo predecessore rimasto nel Board. Dal suo insediamento ha progressivamente abbandonato la forward guidance, la pratica di comunicare in anticipo le mosse future, lasciando i mercati con meno riferimenti del solito.

I temi che gli operatori attendevano di sentire chiariti erano quattro: la strategia sui tassi, almeno nelle linee generali; se la scelta di una "Fed più silenziosa" sia strutturale o temporanea; il giudizio sul tentativo del Tesoro di calmierare i rendimenti — e quindi il rapporto tra banca centrale e governo; e l'eventuale revisione dell'obiettivo di inflazione.

Con un PCE core al 3,3%, i consumi fermi e il trentennale oltre il 5,25%, il margine per un tono accomodante era comunque ristretto, indipendentemente dalle intenzioni.

Gli appuntamenti di settembre:

  • Inizio settembre — Dati sull'occupazione americana di agosto. Dopo il dato di luglio, che aveva segnato una perdita netta di posti di lavoro, una seconda lettura negativa cambierebbe sensibilmente il quadro
  • Metà settembre — CPI di agosto, il primo dato che incorpora pienamente il petrolio più caro di luglio
  • 16 settembre — Riunione della Federal Reserve. Il mercato prezza circa una probabilità su tre di un rialzo, ipotesi che a inizio estate era considerata quasi impossibile

Cosa lascia agosto.

Il mese si chiude con un bilancio che vale la pena riassumere, perché fotografa una fase precisa. L'inflazione di fondo americana non è scesa: 3,3% a giugno, 3,3% a luglio. I consumi si sono fermati. Il mercato del lavoro ha perso posti. Il Tesoro ha provato a contenere i rendimenti a lunga scadenza e non ci è riuscito. Eppure le azioni americane hanno toccato un nuovo record durante il mese, Nvidia ha più che raddoppiato i ricavi, l'oro ha guadagnato oltre il 10% e Bitcoin è passato da 58.000 a quasi 80.000 dollari in due mesi.

Non è una contraddizione. È il ritratto di un mercato in cui la variabile dominante non sono gli utili o la crescita, ma la liquidità: quanto denaro circola nel sistema e a quale costo. Quando un Tesoro interviene sui rendimenti, quando le aspettative sui tassi oscillano di decine di punti percentuali in due settimane, gli asset si muovono più per queste dinamiche che per i propri fondamentali.

Per chi investe con un orizzonte di anni, questa osservazione ha una conseguenza pratica. Nelle fasi in cui la liquidità guida i prezzi, le correlazioni tra asset diventano instabili: cose che di solito si muovono insieme si separano, e viceversa. Agosto lo ha mostrato con chiarezza — oro e Bitcoin sono saliti insieme mentre le azioni europee scendevano, in settimane in cui secondo i manuali sarebbe dovuto accadere il contrario.

Un portafoglio costruito assumendo che certe correlazioni storiche reggano sempre è più fragile di quanto sembri. Il punto non è prevedere quale asset salirà: è verificare se il portafoglio resterebbe coerente con i propri obiettivi anche nel caso in cui quelle relazioni si rompessero. Farlo adesso costa poco. Non averlo fatto, dopo, costa molto.

Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.

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