NEWS – Hormuz verso la riapertura: il petrolio molla la presa e Wall Street riparte
Mercati
F. Cacchioli • 27 Settembre 2026

NEWS – Hormuz verso la riapertura: il petrolio molla la presa e Wall Street riparte

Hormuz verso la riapertura: il petrolio molla la presa e Wall Street riparte

Per mesi la domanda è stata quando le banche centrali avrebbero domato l'inflazione. Questa settimana la risposta è arrivata da un'altra direzione: la diplomazia. I negoziatori di Stati Uniti e Iran stanno definendo un percorso graduale che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz — Teheran ha indicato di poterlo fare entro sette giorni se le sue condizioni saranno accolte — e venerdì il Brent è crollato sotto i 98 dollari in chiusura, circa il 6% in meno in una settimana.

Wall Street ha ringraziato: S&P 500 +1,2%, a meno dell'1% dal record di agosto, Nasdaq +2,1%, Dow Jones che interrompe tre settimane di cali. Tutto mentre il trentennale americano toccava il massimo da oltre vent'anni e il vertice Trump-Xi si chiudeva senza svolte. Per l'Italia, la conferma di Moody's con stime di crescita riviste al rialzo. E Bitcoin ha toccato quota 86.000 dollari.

<$98
Brent, crollo del 6%
5,18%
Treasury 10Y
+1,2%
S&P 500 settimanale
$86.000
Bitcoin, picco lunedì

🌍 Situazione Economica

L'Iran apre su Hormuz, il petrolio scende: la notizia che vale più di un rialzo dei tassi

La settimana è iniziata con i mercati ancora scossi dal trittico delle banche centrali e si è chiusa con il primo vero segnale di distensione dall'inizio della crisi petrolifera.

Secondo quanto riferito da fonti vicine ai colloqui in corso a New York, i negoziatori americani e iraniani stanno valutando un percorso graduale per uscire dalla guerra: la riapertura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran in cambio della revoca del blocco economico da parte di Washington. Venerdì l'Iran ha indicato di poter riaprire il passaggio entro sette giorni e riavviare i colloqui sul nucleare, se le sue condizioni saranno soddisfatte. Nel frattempo le esportazioni saudite di greggio risultano in aumento nonostante le interruzioni regionali.

La reazione si è consumata quasi tutta nella giornata di venerdì: al mattino europeo il Brent viaggiava ancora sopra i 100 dollari; in chiusura americana era sceso sotto i 98, con il WTI di novembre a 92,52 dollari (-2,2%). Sulla settimana il calo del Brent è di circa il 6%, dai 104,5 dollari di venerdì scorso — dopo che giovedì i future avevano toccato il massimo degli ultimi sette giorni. Un'inversione violenta, guidata da una sola variabile: la probabilità di pace.

Perché è la notizia più importante della settimana. L'inflazione che ha costretto Fed, BCE e Banca del Giappone ad alzare i tassi nello stesso mese è, in larga parte, inflazione energetica. Le banche centrali possono frenare la domanda, ma non possono riaprire uno stretto: se la via diplomatica si concretizza, la pressione sui prezzi si riduce alla fonte — cosa che nessun rialzo da 25 punti base può fare.

Il vertice Trump-Xi, invece, non ha prodotto svolte. Giovedì 24 settembre Xi Jinping è tornato negli Stati Uniti per la prima volta in oltre un decennio, accompagnato — mossa insolita — da una folta delegazione di leader industriali cinesi. Sul tavolo intelligenza artificiale, semiconduttori, terre rare, agricoltura ed energia, con Hormuz tra i temi centrali. L'esito: dichiarazioni di volontà comune di mantenere relazioni stabili, nessun accordo di rilievo. La tregua commerciale resta fragile, ma i mercati — che temevano un irrigidimento — hanno accolto con sollievo anche il semplice status quo.

Il mercato obbligazionario resta il sorvegliato speciale. In due sedute, tra martedì e giovedì, il rendimento del Treasury decennale è balzato di oltre 20 punti base fino a un picco del 5,24% — a ridosso dei massimi dal 2007 — per poi rientrare venerdì al 5,18% grazie al calo del petrolio. Il trentennale ha sfiorato il 5,5%, livello più alto da oltre due decenni. I mercati degli swap continuano a prezzare tre ulteriori rialzi Fed da 25 punti base nei prossimi dodici mesi — più di quanto indicato dallo stesso dot plot. Lo scenario di base di una grande casa di gestione obbligazionaria è più moderato: uno o due rialzi aggiuntivi, con le pressioni sui costi (dazi, energia, componenti informatiche) attese in attenuazione a inizio 2027.

E venerdì sera è arrivata la conferma di Moody's sull'Italia: rating Baa2 con outlook stabile, nessuna azione né indicazione di azioni a breve. L'agenzia ha definito l'economia italiana "resiliente" allo shock energetico e ha rivisto al rialzo la stima di crescita 2026 al +0,8%. Deficit previsto al 3% nel 2026 e al 2,9% nel 2027, debito in stabilizzazione al 138% del PIL nel biennio e poi in graduale discesa. Nello stesso giorno anche Prometeia ha alzato le stime: PIL italiano 2026 a +0,9%, sopra la previsione del governo, pur avvertendo che la tenuta "poggia in larga parte su fondamenta temporanee". Dopo Fitch due settimane fa, è il secondo via libera consecutivo delle agenzie — con lo spread francese ancora sopra quota 100, un elemento di distinzione che il mercato sta prezzando.

Sul fronte macro europeo, il PIL tedesco del secondo trimestre è stato rivisto al rialzo a +0,3% trimestrale (+1% annuo) nella lettura definitiva.

IndicatoreValoreNota
Petrolio Brent (chiusura 25/9)<$98🟢 ~-6% sett.; Iran apre su Hormuz
WTI novembre$92,52🟢 -2,21% venerdì
Treasury USA 10Y5,18%🔴 Picco 5,24% giovedì (max ~dal 2007)
Treasury USA 30Y~5,5%🔴 Massimo da oltre due decenni
Attese swap su Fed3 rialzi in 12 mesiMercato più aggressivo del dot plot
Summit Trump-Xi (24/9)Nessuna svoltaRelazioni stabili, tregua fragile
Rating Italia (Moody's, 25/9)Baa2 stabile🟢 PIL 2026 alzato a +0,8%
Deficit Italia (stime Moody's)3% → 2,9%2026 → 2027; debito stabile al 138%
PIL Germania Q2 (definitivo)+0,3% t/t🟢 Rivisto su da +0,2%; +1% annuo
Spread BTP/Bund<95 bpsRientrato venerdì; BTP 10Y ~4,55%
EUR/USD1,14Stabile sui minimi recenti
VIX14,85🟢 -5,2% venerdì; paura in ritirata

💼 Performance Finanziaria

Il Dow interrompe tre settimane di cali. E l'S&P torna a un passo dal record

Il copione americano. Da martedì a giovedì il Dow Jones ha infilato tre ribassi consecutivi, con i rendimenti obbligazionari in fiammata. Venerdì, sul calo del petrolio, il rimbalzo corale: Dow +0,9% a 51.828,62 (+478,64 punti), S&P 500 +0,5% a 7.743,41, Nasdaq +0,5% a 27.068,72, con il VIX in calo del 5,2% a 14,85.

Il bilancio settimanale è la fotografia del cambio di umore: S&P 500 +1,2% — ora a meno dell'1% dal record di agosto — Nasdaq +2,1%, Dow +0,3%, che così interrompe una serie di tre settimane consecutive di perdite, inclusa la peggiore da marzo. Unica nota stonata le small cap: Russell 2000 -0,8%, il segmento più sensibile al costo del denaro, che con il decennale al 5,18% continua a soffrire.

La tensione che definisce questo mercato è tutta qui: le azioni vogliono salire, il petrolio finalmente aiuta, ma il mercato obbligazionario continua a ricordare che l'era del denaro a buon mercato è finita. Quando un titolo di Stato americano "sicuro" rende oltre il 5%, le azioni care hanno un concorrente — e questo vale soprattutto per le società la cui crescita è proiettata su utili lontani nel tempo. Finché il decennale resta sopra il 5%, ogni rally azionario dovrà guadagnarsi la fiducia seduta per seduta.

A Piazza Affari, una settimana a forma di V. Lunedì il FTSE MIB era partito fortissimo sul calo del petrolio: +1,6% a 52.372 punti, con Banco BPM +4,3% e UniCredit +3,2%. Poi tre sedute negative — giovedì -0,85% a 51.543 su prese di profitto in difesa e tecnologia — e venerdì il recupero finale: +0,63%, con chiusura sopra quota 51.800, spinto dalle banche. Bilancio settimanale: +0,63%. Lo spread è rientrato sotto i 95 punti base, con il BTP decennale intorno al 4,55% — in salita rispetto al 4,36% di sette giorni fa, in scia al movimento globale dei rendimenti.

Il titolo della settimana a Milano è Banco BPM, galvanizzato dai rumors su un possibile interesse congiunto di UniCredit e Crédit Agricole che riaccenderebbero il risiko su un fronte nuovo. Tre le altre storie societarie: la chiusura dell'offerta di Poste su TIM, arrivata al 75,6% e puntata verso il 90%; l'ingresso di un grande fondo internazionale in Avio con una quota del 6,54% per circa 110 milioni; e una commessa da 1,2 miliardi per Leonardo (più 0,48 in opzione), attesa sugli ordini tra fine 2026 e 2027.

IndiceChiusura 25/9Perf. Settim.Note
S&P 5007.743,41🟢 +1,2%A <1% dal record di agosto
Nasdaq Composite27.068,72🟢 +2,1%L'AI resta il motore del listino
Dow Jones51.828,62🟢 +0,3%Interrompe 3 settimane di cali
Russell 20002.837,55🔴 -0,8%Small cap penalizzate dai tassi
FTSE MIB>51.800🟢 +0,63%Lun +1,6%, poi 3 cali, ven +0,63%
Bitcoin (BTC)~$83.500-84.000🟢 ~+5%Picco a 86.000 lunedì
Oro spot$4.340🟡 ~-0,3%Stabile; argento ~65,5
Petrolio Brent<$98🟢 ~-6%Crollo venerdì su spiragli Hormuz

₿ Aggiornamenti Crypto

Bitcoin tocca 86.000 e consolida: il rally si fa maturo

La settimana di Bitcoin è iniziata col botto: lunedì 21 settembre, sull'onda del trittico delle banche centrali, il prezzo ha toccato gli 86.000 dollari (circa 75.000 euro) — ben oltre la soglia degli 84.000 che gli analisti indicavano come obiettivo sette giorni fa, e nuovo massimo da molti mesi. Nei giorni successivi il consolidamento: venerdì pomeriggio la quotazione si era riportata poco sotto gli 84.000 dollari (circa 73.500 euro). Rispetto ai 79.500-80.000 di venerdì scorso, il guadagno settimanale è di circa il 5%.

Verifica delle fonti: entrambe le rilevazioni — 86.000 di lunedì (ore 17:25) e sotto 84.000 di venerdì (ore 14:20) — sono certificate dai commenti di seduta di SoldiOnline, coerenti con l'obiettivo a 84.000 indicato dall'analisi di settimana scorsa e con il quadro tecnico che vedeva la risalita dal supporto di 77.000-77.500 dollari.

Cosa dice questa settimana sul rally. Il movimento è alla sesta settimana positiva su otto, e aggiunge un elemento nuovo: per la prima volta da mesi Bitcoin è salito insieme alle Borse e mentre il rischio geopolitico si riduceva. Non più solo copertura contro la svalutazione delle valute, quindi, ma partecipazione piena al ritorno dell'appetito per il rischio — con il VIX ai minimi e il petrolio in ritirata.

Il fatto che il picco di lunedì non abbia tenuto, peraltro, non è necessariamente un segnale negativo: dopo un +38% nel terzo trimestre e un +45% circa dal minimo di ciclo di giugno (58.000 dollari), le fasi di consolidamento sotto i massimi sono la fisiologia dei trend, non la loro negazione. Il record di ottobre 2025 resta più in alto, ma la distanza si riduce mese dopo mese.

L'oro, nel frattempo, si è mosso poco: 4.340 dollari venerdì pomeriggio (argento a 65,5), sostanzialmente stabile sulla settimana. Il metallo ha assorbito senza scosse sia il calo del rischio geopolitico — che in teoria lo penalizza — sia i rendimenti reali ai massimi: una tenuta che conferma quanto la domanda delle banche centrali continui a fare da pavimento.

🔮 Outlook Prossima Settimana

La finestra dei sette giorni su Hormuz, la fine del trimestre e il lavoro USA

Appuntamenti chiave:

  • La verifica di Hormuz — L'Iran ha indicato una finestra di sette giorni per la riapertura, condizioni permettendo. È la variabile che può cambiare il quadro dell'inflazione mondiale: un Brent stabilmente sotto i 100 dollari toglierebbe pressione a tutte le banche centrali. Un nulla di fatto, al contrario, riporterebbe rapidamente il premio al rischio sui prezzi
  • Mercoledì 30 settembre — Fine del terzo trimestre: giornata di ribilanciamenti per i grandi fondi, con possibili flussi tecnici amplificati dopo un trimestre che ha visto Bitcoin +38% e forti divergenze tra settori
  • Venerdì 2 ottobre — Rapporto sull'occupazione americana di settembre: dopo il +162.000 di agosto che ribaltò le attese, è il primo test del mercato del lavoro dopo il rialzo Fed. Nei prossimi giorni è atteso anche il PCE di agosto, la misura di inflazione preferita dalla Fed
  • Italia — Coda delle operazioni straordinarie: esiti dell'offerta su TIM e sviluppi sui rumors bancari attorno a Banco BPM

Cosa significa per chi investe con orizzonte lungo. Questa settimana ha mostrato il rovescio della medaglia di tutto il 2026. Per mesi il petrolio ha dettato l'inflazione, l'inflazione ha dettato i tassi, e i tassi hanno dettato i mercati. Bastato uno spiraglio diplomatico su Hormuz, la catena ha girato al contrario: greggio giù, rendimenti giù dal picco, Borse su, paura in ritirata.

La lezione non è che il problema sia risolto — la finestra dei sette giorni è una promessa, non un fatto, e il trentennale americano al 5,5% ricorda che il tema del debito resta intero. La lezione è che i punti di svolta arrivano da dove non si guarda: chi a inizio settimana avesse costruito il portafoglio sulla certezza del petrolio sopra i 100 dollari avrebbe sbagliato, esattamente come chi in primavera lo aveva costruito sulla certezza dei tagli Fed.

Un portafoglio di lungo periodo non ha bisogno di indovinare l'esito dei negoziati di Teheran. Ha bisogno di reggere entrambi gli esiti. Le ultime tre settimane — un trittico di rialzi, un trentennale ai massimi da vent'anni, uno spiraglio di pace — sono state il miglior test possibile: chi le ha attraversate senza sentire il bisogno di stravolgere nulla ha già la risposta. Chi ha sentito quel bisogno, ora sa esattamente su cosa lavorare.

Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.

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