
NEWS – Inflazione europea ai massimi da 3 anni, ma il lavoro USA si ferma: e la Fed ora può fare pausa
Inflazione europea ai massimi da tre anni, ma il lavoro USA si ferma: e la Fed ora può fare pausa
Due shock in ventiquattr'ore, in direzioni opposte. Giovedì l'inflazione ha travolto l'Europa: il dato dell'Eurozona è salito al 3,8%, massimo da tre anni, Milano ha perso il 2,2% in una seduta e lo spread è volato fino a 118 punti. Venerdì il contrordine è arrivato dall'America: a settembre l'economia USA ha creato appena 29.000 posti di lavoro contro i 90.000 attesi, la disoccupazione è salita al 4,2% e il giorno prima l'inflazione core preferita dalla Fed era scesa al 3%, sotto ogni previsione.
Risultato: il mercato ora scommette che la Fed si fermerà già a fine ottobre, i rendimenti sono scesi, il Nasdaq ha toccato un record intraday e Bitcoin ha sfondato quota 86.900 dollari — mentre l'oro perdeva il 4,5%. Una settimana che ha ribaltato, per la seconda volta in un mese, la logica con cui i mercati leggono i dati.
Situazione Economica
Giovedì nero europeo, venerdì di sollievo americano: cronaca di un'inversione
Per capire la settimana serve seguirla nell'ordine in cui è accaduta.
Il weekend aveva chiuso la porta alla pace. Alla proposta iraniana presentata all'ONU — cessate il fuoco di sette giorni in tutto il Medio Oriente, revoca delle sanzioni petrolifere, sblocco dei beni congelati e fine del blocco navale, in cambio della riapertura di Hormuz al sesto giorno — Trump ha risposto con un rifiuto: "Hanno avanzato una proposta, ma l'ho respinta. Vogliono la riapertura immediata dello stretto perché stanno subendo perdite pesantissime". Teheran, dal canto suo, ha fatto sapere che non ammorbidirà le condizioni. La finestra dei sette giorni, che una settimana fa aveva fatto crollare il petrolio, si è chiusa senza accordo: a inizio settimana il Brent è risalito fino a quota 102.
Mercoledì e giovedì il conto è arrivato all'Europa. I dati nazionali di Francia, Germania e Italia hanno anticipato quello che il dato aggregato ha certificato: l'inflazione dell'Eurozona è accelerata al 3,8% annuo a settembre, dal 3,2% di agosto — il livello più alto da tre anni, sopra anche le attese già pesanti (3,6-3,7%). È l'effetto ritardato dell'estate a 105 dollari al barile che si scarica sui listini.
La reazione dei mercati obbligazionari è stata violenta, e l'Italia è finita nel mirino: giovedì il BTP decennale ha toccato il 4,71% e lo spread è volato fino a 118 punti base — era sotto i 95 sette giorni prima. Piazza Affari ha chiuso la seduta a -2,2%, Parigi -1,6%, Londra -1,7%. Nemmeno le trimestrali tecnologiche americane di metà settimana sono bastate a cambiare l'umore.
Poi, in ventiquattr'ore, il quadro si è rovesciato.
Giovedì mattina (ora americana) il PCE core di agosto — la misura di inflazione preferita dalla Fed, quella su cui ha costruito le sue proiezioni — è uscito al 3,0% annuo contro attese del 3,3%, con un +0,2% mensile. Per dare la misura della sorpresa: appena due settimane fa la Fed aveva rivisto al rialzo la propria proiezione di PCE core a fine 2026 al 3,4%. Il dato reale è già quattro decimi sotto. L'headline è rimasto al 3,4% annuo (+0,3% mensile).
Venerdì il colpo definitivo: il rapporto sull'occupazione di settembre. I numeri:
- +29.000 posti di lavoro, contro gli 89-90.000 attesi dal consenso
- Disoccupazione in salita al 4,2% dal 4,1%, con un parziale ritorno di persone in cerca di lavoro
- Revisioni al ribasso per 60.000 posti sui mesi precedenti: il clamoroso +162.000 di agosto è stato ridimensionato a +133.000
- Salari: +3,0% annuo, in rallentamento
La sequenza rivista degli ultimi quattro mesi — giugno +31.000, luglio +21.000, agosto +133.000, settembre +29.000 — racconta un mercato del lavoro che cresce a passo ridotto, con l'agosto eccezionale come anomalia più che come tendenza. Nel dettaglio settoriale, il pubblico ha perso 17.000 posti, i servizi professionali 9.000, la finanza 7.000 e l'informazione altri 10.000; reggono sanità, costruzioni e manifattura.
La conseguenza sulle attese Fed è stata immediata. Il governatore Williams aveva già dichiarato in settimana di non vedere "urgenza di ulteriori mosse"; dopo il doppio dato, i mercati hanno ridotto a circa il 30% la probabilità di un rialzo alla riunione del 27-28 ottobre — che due settimane fa, dopo il dot plot, sembrava quasi scontato. Il rendimento del Treasury decennale è sceso di quasi 10 punti base giovedì al 5,217% ed è calato ancora venerdì; il biennale, il più sensibile alla Fed, è arretrato al 4,76%.
| Indicatore | Valore | Nota |
|---|---|---|
| Inflazione Eurozona settembre | 3,8% | 🔴 Da 3,2%; massimo da 3 anni; sopra attese |
| NFP settembre USA | +29.000 | 🔴 Attese 89-90k; agosto rivisto a +133k |
| Disoccupazione USA | 4,2% | ▲ da 4,1% |
| Revisioni occupazione | -60.000 | Sui mesi precedenti |
| Salari USA | +3,0% a/a | In rallentamento |
| PCE core agosto | 3,0% a/a | 🟢 Attese 3,3%; proiezione Fed era 3,4% |
| PCE headline agosto | 3,4% a/a | +0,3% mensile |
| Prob. rialzo Fed 27-28/10 | ~30% | 🟢 ▼ Pausa ora scenario base |
| Treasury USA 10Y | ~5,2% | 🟢 -9,4 bps giovedì; giù anche venerdì |
| Treasury USA 2Y | 4,76% | 🟢 -12,3 bps giovedì |
| BTP Italia 10Y | <4,65% (ven.) | 🔴 Picco 4,71% giovedì |
| Spread BTP/Bund | 115 bps (ven.) | 🔴 Picco 118 giovedì; era <95 |
| EUR/USD | >1,125 | 🔴 -1,2% sett.; minimo 1,1276 giovedì |
| Petrolio Brent (ven.) | $100,53 | 🟡 Risalito a 102, poi giù su NFP |
Performance Finanziaria
Milano -2,7% nella settimana, ma il venerdì salva il finale. Nasdaq a un record intraday
Il bilancio settimanale europeo è pesante, ed è tutto concentrato nel giovedì nero: FTSE MIB -2,7%, Madrid -3,1%, Parigi -2,2%, Londra -2,2%, Francoforte -0,7%. Il settore più colpito sono state le banche europee, -4,9% nella settimana: l'inflazione ai massimi da tre anni e lo spread in allargamento pesano sul comparto più legato ai titoli di Stato. In controtendenza il tech, trainato dal comparto semiconduttori.
Venerdì il recupero parziale. Piazza Affari ha chiuso a +0,49% a 50.483,21 punti (dopo un minimo a 49.972), guidata da STMicroelectronics, con lo spread rientrato a 115 punti e il BTP sotto il 4,65%. L'euro è risalito sopra 1,125 dollari dopo il minimo di 1,1276 toccato giovedì nel pieno del selloff.
A Wall Street la settimana si è chiusa in modo opposto. Venerdì, sul dato del lavoro debole, è scattato il rally da "Fed in pausa": S&P 500 +0,49% a 7.722,93, Dow +0,49% a 51.177,44 (+250,88 punti), Nasdaq +1,19% a 27.190,86, con Nvidia che ha guidato l'indice tecnologico fino a un record intraday. Il bilancio settimanale resta misto: S&P -0,26%, Dow -1,26% (seconda settimana negativa), Nasdaq +0,45%, unico in positivo.
Il meccanismo da capire — di nuovo, ma al contrario. Quattro settimane fa un dato sul lavoro fortissimo (+162.000) fece scendere le Borse, perché rendeva certo il rialzo Fed. Venerdì un dato debolissimo le ha fatte salire, perché rende probabile la pausa. È la stessa logica "cattive notizie = buone notizie" che aveva dominato l'estate, ribaltata e poi ri-ribaltata nel giro di un mese. Per chi investe, il messaggio non è quale regime sia quello "giusto": è che il regime cambia più in fretta di qualsiasi strategia costruita per inseguirlo.
Il petrolio ha chiuso la settimana in calo: Brent a 100,53 dollari venerdì sera (rilevazione europea), -2,9% sulla settimana — risalito fino a 102 dopo il no di Trump alla proposta iraniana, poi raffreddato venerdì dal dato sul lavoro, che implica meno domanda di energia.
| Indice | Chiusura 2/10 | Perf. Settim. | Note |
|---|---|---|---|
| S&P 500 | 7.722,93 | 🔴 -0,26% | +0,49% venerdì sul rally da pausa Fed |
| Nasdaq Composite | 27.190,86 | 🟢 +0,45% | +1,19% ven.; record intraday con Nvidia |
| Dow Jones | 51.177,44 | 🔴 -1,26% | Seconda settimana negativa |
| FTSE MIB | 50.483,21 | 🔴 -2,67% | -2,2% giovedì; +0,49% venerdì |
| DAX | — | 🔴 -0,7% | Il migliore in Europa |
| Banche europee | — | 🔴 -4,9% | Il settore più colpito |
| Bitcoin (BTC) | ~$86.500 | 🟢 ~+3% | Picco $86.913; breakout dal range |
| Oro spot | ~$4.143 | 🔴 ~-4,5% | Rilevazioni venerdì 4.143-4.215 |
| Petrolio Brent | $100,53 | 🟡 -2,9% | Picco 102 dopo il no di Trump |
Aggiornamenti Crypto
Bitcoin rompe il range e tocca 86.900 mentre l'oro crolla: la divergenza che fa discutere
Bitcoin ha chiuso la settimana con un breakout: dopo cinque sedute compresse tra 82.500 e 85.700 dollari, venerdì il prezzo ha spinto fino a 86.913 dollari — massimo dal 23 settembre — per poi assestarsi in area 85.900-86.500. Il guadagno settimanale è di circa il 3%.
Verifica su tripla fonte: Fortune (2/10, ore 9:21 ET): $86.682 (+3,88% sul giorno precedente, +12,13% sul mese). QCP Group (analisi del 2/10): picco $86.913, supporto 82.500 tenuto tre volte in settimana, resistenza al massimo di settembre (87.400). Piattaforme di rilevazione (2/10): $86.574 (+2,86% in 24 ore). SoldiOnline (16:15 italiane): "tornato sotto gli 86.500 dollari". Convergenza piena.
Il dato della settimana, però, è il confronto con l'oro. Nel movimento recente dei tassi reali, il metallo giallo ha perso terreno — venerdì era in area 4.143-4.215 dollari a seconda dell'orario di rilevazione, circa il 4,5% in meno sulla settimana e oltre l'8% dal picco di settembre — mentre Bitcoin guadagnava il 12% nel mese. Un desk istituzionale lo ha sintetizzato così: l'oro ha "obbedito" al segnale dei rendimenti reali, Bitcoin no. Quando i tassi reali salgono, entrambi gli asset senza cedola dovrebbero soffrire; il fatto che Bitcoin abbia retto — e guadagnato — suggerisce che una parte della domanda è diventata strutturale, meno sensibile al ciclo dei tassi: ETF, tesorerie aziendali, allocazioni istituzionali.
Due cautele per equilibrio. La prima: Bitcoin resta a circa un terzo di distanza dal record storico di 126.000 dollari di un anno fa — il recupero del 2026 (da 58.000 a 86.900, +50% dal minimo di giugno) è dentro un anno ancora negativo del 28% sui dodici mesi. La seconda: la resistenza dei 87.400 dollari, massimo di settembre, è il livello su cui il mercato delle opzioni mostra molte posizioni vendute — superarla richiederà più del solo entusiasmo da pausa Fed.
Il rally di venerdì ha trascinato anche i titoli azionari del settore, con le principali società di scambio e di tesoreria Bitcoin in rialzo fin dall'apertura.
Outlook Prossima Settimana
La Fed del 27-28 ottobre si avvicina: ora la domanda è se fermarsi basta
Appuntamenti chiave:
- Hormuz, partita congelata — Il no di Trump alla proposta iraniana e la fermezza di Teheran lasciano lo stretto chiuso e il Brent intorno ai 100 dollari. La mediazione del Qatar resta l'unico canale aperto: ogni segnale in una direzione o nell'altra muoverà petrolio, inflazione attesa e tassi
- Dati USA in settimana — Ordini industriali e indicatori anticipatori: dopo un NFP così debole, ogni dato sull'economia reale verrà letto come conferma o smentita del rallentamento
- Verso la Fed del 27-28 ottobre — Con il core PCE al 3% e il lavoro fermo, la pausa è diventata lo scenario di base (~70%). L'attenzione si sposta sulle dichiarazioni dei membri del comitato: dopo un dot plot che indicava altri rialzi, un cambio di rotta così rapido andrà spiegato
- Trimestrali Q3 alle porte — Da metà ottobre la stagione degli utili del terzo trimestre: il vero test per un mercato che ha retto tre settimane di turbolenza sui tassi
- Italia — Lo spread a 115 (da 95) è il prezzo dell'inflazione europea: da monitorare se il raffreddamento dei rendimenti americani aiuterà anche i BTP
Cosa significa per chi investe con orizzonte lungo.
Questa settimana consegna due lezioni, una scomoda e una utile.
Quella scomoda riguarda l'Europa: l'inflazione al 3,8% con crescita fiacca è la combinazione peggiore, e lo spread italiano tornato sopra 115 ricorda che il nostro Paese resta il primo a pagare quando i tassi europei salgono — nonostante le conferme di Fitch e Moody's. Chi ha un mutuo a tasso variabile o un portafoglio obbligazionario lungo lo ha visto direttamente.
Quella utile riguarda il metodo. In quattro settimane i mercati hanno creduto, nell'ordine: a una Fed aggressiva (dopo il dot plot), a un'inflazione fuori controllo (giovedì), e a una Fed ferma (venerdì). Tre narrazioni opposte, tre riposizionamenti violenti, e chi le ha inseguite tutte ha comprato alto e venduto basso tre volte. Nel frattempo, un portafoglio diversificato costruito a inizio settembre — azioni globali, obbligazioni ora finalmente redditizie, una quota di oro e una di asset digitali — ha attraversato tutto questo con oscillazioni modeste e nessuna decisione da prendere.
La prossima narrazione arriverà presto, forse già dalla riunione Fed di fine mese. Non serve indovinarla. Serve un portafoglio a cui non interessi.
Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.
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