NEWS – Record a Wall Street, ma i tassi USA toccano i massimi dal 2002
Mercati
F. Cacchioli • 11 Ottobre 2026

NEWS – Record a Wall Street, ma i tassi USA toccano i massimi dal 2002

NEWS – Record a Wall Street mentre i tassi toccano i massimi dal 2002: la settimana dei due mondi

Martedì l'S&P 500 ha chiuso per la prima volta nella storia sopra quota 7.800. Due giorni dopo, il rendimento del Treasury decennale ha toccato il 5,36%, un livello che non si vedeva dall'aprile 2002, e il trentennale è salito al 5,70%. Azioni ai massimi di sempre e costo del denaro ai massimi di un quarto di secolo, nella stessa settimana: è la fotografia di un mercato diviso in due mondi. In mezzo, i verbali della Fed che confermano altri rialzi in arrivo, lo Stretto di Hormuz tornato a infiammarsi con attacchi iraniani alle navi in transito, Bitcoin travolto da oltre un miliardo di liquidazioni e una Piazza Affari scesa sotto quota 50.000, stretta tra rendimenti e un risiko bancario entrato nella fase decisiva.

🌍 Situazione Economica

Verbali Fed: il rialzo di settembre non era l'ultimo. E i bond presentano il conto

Mercoledì sera sono stati pubblicati i verbali della riunione Fed del 15-16 settembre, quella del primo rialzo dal 2023. Due le conferme pesanti: il voto a favore dell'aumento al 3,75-4% fu unanime, e — soprattutto — "la maggior parte dei partecipanti" ritiene probabile un ulteriore rialzo entro fine anno. Nessuna indicazione sui tempi, ma un messaggio inequivocabile: l'inflazione resta sopra l'obiettivo del 2% da oltre cinque anni, e il comitato non considera chiuso il ciclo.

Giovedì il governatore Waller ha rincarato, dichiarando di vedere spazio per altri aumenti. Il risultato è che la "pausa di ottobre", che dopo il rapporto debole sul lavoro di due settimane fa sembrava lo scenario dominante, si è ridimensionata: sul mercato cresce la convinzione che la Fed alzerà i tassi almeno un'altra volta entro fine anno, con la riunione del 27-28 ottobre tornata contendibile.

Il mercato obbligazionario ha reagito prima e più forte di tutti. Mercoledì il rendimento del trentennale americano ha toccato il 5,70%, massimo dal 2002; giovedì il decennale è salito fino al 5,3645%, livello che non si vedeva dall'aprile 2002 — ventiquattro anni e mezzo. A spingere i rendimenti, oltre ai verbali, il ritorno del petrolio caro e l'offerta di nuovi titoli del Tesoro. Venerdì la frenata dei rendimenti, complice la distensione geopolitica, ha dato fiato alle Borse.

Perché conta per tutti, non solo per Wall Street. Il decennale americano è il tasso che fa da riferimento al prezzo di ogni attività finanziaria del mondo: al 5,36% rende quanto non rendeva da quando esisteva ancora la lira. Mutui, prestiti alle imprese, valutazioni delle azioni: tutto si riprezza su quel numero.

Sul fronte di Hormuz, la settimana ha cambiato più volte direzione. Dopo lo stallo negoziale, l'Iran ha attaccato navi in transito nello Stretto, riportando il Brent in area 104 dollari; a metà settimana i mercati hanno temuto che Trump preparasse un attacco su larga scala prima delle elezioni di metà mandato. Venerdì la "frenata": il presidente ha escluso un'azione militare contro l'Iran prima delle midterm di novembre, togliendo dal tavolo — almeno per ora — lo scenario peggiore. Il petrolio ha chiuso la settimana intorno ai 103-104 dollari al barile (rilevazioni europee), in rialzo di circa il 3,5% sui sette giorni.

Indicatore Valore Nota
Treasury USA 10Y 5,36% (picco gio.) 🔴 Massimo dall'aprile 2002
Treasury USA 30Y 5,70% (picco mer.) 🔴 Massimo dal 2002
Verbali Fed (15-16/9) Unanimità + "altri rialzi" 🔴 La maggioranza vede +1 entro fine anno
Attese Fed 27-28/10 Riunione contendibile ▲ La "pausa certa" si è ridimensionata
Petrolio Brent (9/10) ~$103-104 🔴 ~+3,5% sett.; attacchi iraniani a navi
Trump su Iran (ven.) Niente attacco pre-midterm 🟢 Rimosso lo scenario peggiore
Spread BTP/Bund 110 bps (ven.) 🔴 Picco a 120 giovedì
BTP Italia 10Y ~4,7% (picco gio.) 🔴 In scia ai rendimenti globali
Oro spot ~$4.200 (ven.) 🟡 Minimi di 2 mesi infrasettimanali
Gas naturale europeo >80 €/MWh 🔴 In rialzo
EUR/USD <1,12 🔴 Dollaro forte sui tassi

💼 Performance Finanziaria

S&P 500 oltre 7.800 per la prima volta. Milano perde quota 50.000 e poi rimbalza

La settimana americana in quattro atti. Martedì il trionfo: S&P 500 a 7.818,93 (+0,6%), prima chiusura della storia sopra quota 7.800, e Nasdaq al record a 27.599,79, spinti dall'ottimismo sull'intelligenza artificiale in vista delle trimestrali; il picco assoluto dell'indice è arrivato a 7.844,52 punti. Mercoledì il primo scossone: rendimenti e petrolio in salita, verbali hawkish, indici in calo. Giovedì il colpo più duro, e stavolta dal cuore stesso del rally: dubbi sui ricavi del settore AI — alimentati dalle notizie sull'ennesima maxi-raccolta di capitali del comparto — hanno innescato un selloff dei tecnologici, con il Nasdaq a -1,25%. Venerdì il rimbalzo corale sul sollievo geopolitico: S&P 500 +0,59% a 7.811, Dow +0,83% a 51.655, Nasdaq +0,64% a 27.366.

Il bilancio settimanale premia comunque i tori: S&P 500 +1,15%, a un soffio dal record; Dow +0,93%, la miglior settimana da inizio agosto, pur restando circa il 5% sotto il proprio massimo storico di inizio agosto; Nasdaq +0,64%, quarta settimana positiva consecutiva — non accadeva da maggio. In controtendenza le small cap, con il Russell 2000 più cauto: con il decennale al 5,3%, il credito caro continua a pesare sulle società più piccole.

A Piazza Affari la settimana è stata molto più sofferta. Lunedì l'indice era salito dello 0,66% a 50.818; poi due sedute pesantissime: mercoledì -2,51%, con la soglia dei 50.000 punti persa per la prima volta da settimane, e le banche travolte dal rialzo dei rendimenti — Intesa -4%, UniCredit -4,2%, MPS -3,9% in un solo giorno. Giovedì nuovo rosso con lo spread fino a 120 punti e il BTP al 4,7%, prima del rimbalzo di venerdì: +0,91% a 49.746,31. Bilancio settimanale: -1,46%.

Il risiko bancario è entrato nella fase decisiva — ed è cambiato il cacciatore. Il quadro, per chi si fosse perso le ultime puntate: Intesa Sanpaolo ha lanciato un'offerta su MPS — recentemente rilanciata e condizionata alla bocciatura del piano difensivo della banca senese — mentre le due offerte di MPS su Banco BPM e Banca Generali, nate in agosto come mosse espansive, sono diventate il piano difensivo del Monte per restare indipendente. Tutto si deciderà all'assemblea straordinaria MPS del 29 ottobre, dove Caltagirone e Delfin controllano insieme circa il 31% del capitale. Venerdì le indiscrezioni su un CdA straordinario di UniCredit con un possibile interesse per Banca Generali hanno fatto volare il titolo del risparmio gestito di quasi il 6% e spinto l'intero listino. In evidenza a fine settimana anche Fincantieri (+6,9%) e Amplifon (+6,8%); in coda STM (-3%) e i titoli legati al petrolio in ripiegamento.

Indice Chiusura 9/10 Perf. Settim. Note
S&P 500 7.811 🟢 +1,15% Record storico martedì: 1ª chiusura >7.800
Nasdaq Composite 27.366 🟢 +0,64% 4ª settimana positiva di fila; -1,25% gio.
Dow Jones 51.655 🟢 +0,93% Miglior settimana da inizio agosto
Russell 2000 2.806 🟡 +0,5% ven. Small cap frenate dai tassi
FTSE MIB 49.746,31 🔴 -1,46% -2,51% mercoledì; persa e non ripresa quota 50.000
Bitcoin (BTC) $82.123 🔴 -2,8% Minimo 80.300 giovedì; liquidazioni $1,1 mld
Ethereum (ETH) $2.487,57 🔴 -6,8% Le altcoin pagano più di Bitcoin
Oro spot ~$4.200 🟡 ~stabile Minimi di 2 mesi in settimana, poi recupero
Petrolio Brent ~$103-104 🔴 ~+3,5% Attacchi a navi in transito a Hormuz

⚠️ Nota di trasparenza: per l'oro le rilevazioni di confronto settimanale divergono a seconda dell'orario (chiusure di venerdì scorso tra 4.143 e 4.215 dollari): la variazione settimanale è compresa tra circa -0,5% e +1,3%, per questo si indica "sostanzialmente stabile". Per il Brent si usano le rilevazioni europee di chiusura.

₿ Aggiornamenti Crypto

Oltre un miliardo di liquidazioni: Bitcoin paga i tassi al massimo da 24 anni

La settimana ha ricordato quanto Bitcoin resti sensibile al costo del denaro. Con il decennale americano ai massimi dall'aprile 2002 e i verbali Fed a confermare altri rialzi, giovedì il prezzo è crollato fino a quota 80.300-80.400 dollari — minimo delle ultime tre settimane, esattamente sulla media mobile a 50 giorni — innescando liquidazioni per circa 1,1 miliardi di dollari in 24 ore sulle posizioni a leva. Venerdì il recupero, in scia alla distensione su Iran e rendimenti: chiusura a 82.123 dollari, con un bilancio settimanale di -2,8% che interrompe una serie di tre settimane consecutive di rialzi.

Verifica delle fonti: la chiusura di venerdì converge su più rilevazioni indipendenti — 82.123 dollari (dati di chiusura Yahoo Finance), ~82.400-82.500 nelle rilevazioni di venerdì mattina (Investing, 82.428; CoinDesk, 82.490), con i mercati predittivi che assegnavano l'80% di probabilità alla fascia 82-84.000 per la chiusura di giornata. Il minimo di giovedì (80.300-80.400) è confermato da due fonti indipendenti.

Ethereum ha pagato il doppio: -6,8% a 2.487,57 dollari. È il copione classico delle fasi di riduzione del rischio: quando la liquidità si ritira, le altcoin scendono più di Bitcoin — Solana in area 109 dollari, XRP a 1,39. A soffrire più di tutti sono stati però i titoli azionari del settore, con le società di mining in calo fra il 7% e il 9% nella sola seduta di giovedì.

Tre osservazioni per inquadrare il movimento. La prima: il ritracciamento arriva dopo un rialzo del 38% nel terzo trimestre, e riporta il prezzo sui livelli di tre settimane fa — una correzione, non un'inversione; dal minimo di giugno (area 58-59.000) il recupero resta superiore al 35%. La seconda: la resistenza dei 87.400 dollari indicata la settimana scorsa ha fatto il suo mestiere, respingendo i prezzi al primo tentativo — e il mercato delle opzioni aveva avvisato. La terza: il contesto regolamentare continua a muoversi a favore — in settimana la Thailandia ha aperto agli ETF su Bitcoin ed Ether quotati localmente, mentre il Regno Unito ha sanzionato tre exchange per legami con la Russia: adozione e pulizia del settore procedono insieme.

🔮 Outlook Prossima Settimana

Partono le trimestrali: il primo vero test degli utili nell'era dei tassi al 5%

Appuntamenti chiave:

  • Martedì 13 ottobre — Al via la stagione delle trimestrali USA con le grandi banche: è il primo test concreto di come l'economia reale sta assorbendo il nuovo regime dei tassi. Attenzione a margini di interesse e accantonamenti sul credito
  • In settimana — CPI e PPI americani: dopo il PCE core al 3% che aveva alimentato le speranze di pausa, i dati sull'inflazione di settembre diranno se i verbali hawkish della Fed sono giustificati. Con il petrolio sopra i 100 dollari, il rischio è al rialzo
  • Verso la Fed del 27-28 ottobre — La riunione è tornata aperta: i verbali e le parole di Waller hanno eroso la certezza della pausa. Ogni dato e ogni discorso dei membri del comitato sposterà le probabilità
  • Italia, conto alla rovescia per il 29 ottobre — L'assemblea MPS si avvicina, la trimestrale UniCredit del 21 ottobre potrà chiarire le mosse di Piazza Gae Aulenti, e il risiko resta il motore (e il rischio) di Piazza Affari
  • Sullo sfondo — Hormuz: la promessa di Trump di non attaccare prima delle midterm congela lo scenario peggiore fino a novembre, ma gli attacchi alle navi dicono che la guerra non è finita

Cosa significa per chi investe con orizzonte lungo.

La settimana consegna un'immagine che vale più di molte analisi: il mercato azionario americano ai massimi di sempre e il costo del denaro ai massimi da ventiquattro anni, insieme. Storicamente queste due condizioni convivono male a lungo: o gli utili crescono abbastanza da giustificare i prezzi anche con tassi al 5% — ed è la scommessa dell'intelligenza artificiale che le trimestrali dovranno validare — oppure una delle due grandezze dovrà cedere.

Per un portafoglio di lungo periodo la lezione non è scegliere quale dei due mondi abbia ragione, ma riconoscere che un Treasury al 5,3% e un BTP al 4,7% hanno cambiato i termini dello scambio: oggi la parte prudente del portafoglio paga rendimenti che per quindici anni non sono esistiti, e questo riduce il bisogno di cercare rischio per generare ritorni. Chi ha attraversato la settimana — record martedì, crollo tech giovedì, rimbalzo venerdì — senza toccare nulla, ha guadagnato in tranquillità ciò che i trader hanno inseguito in volatilità. Come sempre, la differenza non la fa chi prevede il prossimo movimento, ma chi non ha bisogno di prevederlo.

Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.

Resta Aggiornato

Ricevi i nostri aggiornamenti e analisi finanziarie direttamente nella tua email