NEWS – CPI USA al 3,7%, ma Warsh frena sul rialzo Fed
Mercati
F. Cacchioli • 18 Ottobre 2026

NEWS – CPI USA al 3,7%, ma Warsh frena sul rialzo Fed

La settimana aveva tutti gli ingredienti per finire male: mercoledì l'inflazione americana è salita al 3,7%, il massimo da cinque mesi, e giovedì il PPI ha rincarato la dose. E invece si chiude con i rendimenti in netto calo, il Dow Jones ai massimi da un mese e Piazza Affari in recupero fin quasi a quota 50.000, perché giovedì il presidente della Fed Kevin Warsh ha rifiutato di avallare un rialzo dei tassi a ottobre, facendo crollare le probabilità di una stretta imminente da circa il 45% al 17%. In mezzo: le grandi banche americane che battono le stime all'esordio delle trimestrali, un nuovo scossone sui titoli dell'intelligenza artificiale, e uno spread BTP-Bund tornato a 107 punti.

🌍 Situazione Economica

L'inflazione accelera, la Fed frena: il paradosso della settimana

Mercoledì alle 14:30 il dato più atteso: il CPI americano di settembre ha accelerato al 3,7% annuo dal 3,4% di agosto, sopra le attese (3,6%) e al massimo da cinque mesi. Il dettaglio è più severo del titolo: il core (al netto di alimentari ed energia) è salito al 2,6% — anche qui sopra le attese, al ritmo più alto da giugno — e su base mensile l'indice generale è cresciuto dello 0,6%, con la benzina a +9,1% nel solo mese di settembre a fare da traino. L'energia costa il 20,4% in più di un anno fa: il conto della crisi di Hormuz è ormai dentro i prezzi al consumo. Giovedì il PPI ha completato il quadro: i prezzi alla produzione sono saliti dell'1,3% nel solo mese — due rapporti sull'inflazione più caldi delle attese in 24 ore.

Due dettagli raccontano il 2026 meglio di qualsiasi analisi. Il primo: i prezzi di computer (+9,7%) e software (+28,4%) segnano aumenti annui record — l'effetto combinato della corsa all'intelligenza artificiale e dei dazi, che dalla Borsa è arrivato fino agli scaffali. Il secondo: i salari reali sono scesi dello 0,7% nel mese, sesto calo consecutivo. L'inflazione, prima che un problema di mercati, torna a essere un problema di buste paga.

La reazione immediata al CPI è stata da manuale: dollaro in rafforzamento, rendimenti in tensione con il decennale verso il 5,2%, tecnologici sotto pressione.

Poi, giovedì, la svolta. Il presidente della Fed Kevin Warsh ha rifiutato di segnalare un rialzo alla riunione del 27-28 ottobre, ridimensionando le attese che i verbali hawkish e due dati caldi in fila avevano alimentato. Il mercato ha ricalibrato all'istante: la probabilità di una stretta a ottobre è crollata dal 45% circa al 17% — anche se le probabilità di un rialzo entro fine anno restano sopra il 90% — e il rendimento del decennale ha invertito violentemente la rotta: dal 5,19% di mercoledì al 5,06% di giovedì, il calo giornaliero più netto delle ultime settimane, con assestamento venerdì in area 5,10%. Una inversione che ha dato ossigeno ad azioni, oro e debito europeo: lo spread BTP-Bund è tornato a 107 punti e il BTP decennale al 4,49%, dal picco di 120 e 4,7% di sette giorni fa.

In Europa, intanto, il quadro dei prezzi va nella direzione opposta a quella sperata: l'inflazione di settembre accelera (in Germania confermata al 3,3% annuo), riaccendendo gli interrogativi sulle prossime mosse della BCE.

Indicatore Valore Nota
CPI USA settembre 3,7% (da 3,4%) 🔴 Massimo da 5 mesi; benzina +9,1% m/m
Core CPI USA 2,6% 🔴 Sopra attese; max da giugno
PPI USA settembre +1,3% nel mese 🔴 Secondo dato caldo in 24 ore
Salari reali USA -0,7% nel mese 🔴 Sesto calo consecutivo
Warsh su rialzo ottobre Nessun segnale di stretta 🟢 Probabilità rialzo 27-28/10: 17% (da ~45%)
Attese entro fine anno >90% un rialzo 🔴 Il ciclo non è chiuso, solo rinviato
Treasury USA 10Y 5,10% ven. (5,06% gio., da 5,19%) 🟢 Inversione post-Warsh
Spread BTP/Bund 107 bps 🟢 Dal picco di 120 della settimana scorsa
BTP Italia 10Y 4,49% 🟢 Dal ~4,7% di sette giorni fa
Inflazione Germania (sett., def.) 3,3% annuo 🔴 Accelerazione confermata

💼 Performance Finanziaria

Le banche battono le stime, l'AI fa paura: Wall Street tra due fuochi

Le grandi banche hanno aperto la stagione delle trimestrali meglio del previsto: utili sopra le stime per le principali case d'affari, con il trading azionario in forte crescita, e titoli in rally venerdì (le due maggiori in rialzo del 2% abbondante, dopo che il consensus si aspettava per il settore una crescita degli utili fino al 20% annuo). Un risultato non scontato, visto che l'indice delle banche americane aveva perso circa il 13% da agosto sotto il peso dei rendimenti.

Il tema AI è stato l'altro fuoco della settimana: tra mercoledì e giovedì i dubbi sulla sostenibilità del debito che finanzia i data center — riaccesi dal caso di un grande fornitore cloud con circa 50 miliardi di dollari di debiti — hanno innescato un selloff dei tecnologici su entrambe le sponde dell'Atlantico, mentre gli investitori ruotavano verso sanità, materiali e finanziari. Venerdì la stabilizzazione, aiutata dalle parole del CEO di Nvidia che ha ridimensionato i timori e dal piano di cooperazione tra l'azienda e la Germania.

Il bilancio americano della settimana è a due velocità: il Dow Jones — trainato da banche e rotazione difensiva — viaggia verso un bilancio settimanale positivo (circa +1,4% a venerdì pomeriggio, sui massimi da un mese), mentre S&P 500 (-0,9% circa) e soprattutto Nasdaq (-2,8% circa) chiudono la serie positiva, pagando lo scossone AI. Le small cap del Russell 2000 recuperano venerdì (+1,4% in avvio) sul calo dei rendimenti, dopo una settimana difficile.

A Piazza Affari la settimana è stata un saliscendi che finisce in recupero. Giovedì il FTSE MIB aveva ceduto lo 0,72% a 49.397,55 punti, zavorrato dal tonfo dei tecnologici (Technoprobe -10,3%); venerdì il rimbalzo deciso: chiusura a 49.857 punti, +0,93%, a ridosso di quota 50.000, per un bilancio settimanale di +0,22%. A trainare il listino la difesa in rally sull'aumento della spesa in Manovra (Leonardo +4,7%), Saipem (+4,1%), Buzzi (+3,9%) e il lusso di Brunello Cucinelli (+4,3% dopo conti e stime di ricavi riviste al rialzo); UniCredit +1,4% dopo il via libera della BCE alla salita al 50% in Commerzbank. In coda ancora Technoprobe (-5,2%) e Moncler (-2,6%). Sul fronte risiko, countdown per l'assemblea MPS del 29 ottobre: in settimana un investitore istituzionale ha annunciato il voto contrario alle offerte su Banco BPM e Banca Generali, antipasto di un'assemblea tutt'altro che scontata.

Indice Livello Perf. Settim.* Note
S&P 500 7.744,06 (chius. gio.) 🔴 ~-0,9% Ven. intorno alla parità; scossone AI mer-gio
Nasdaq Composite 26.713,03 (chius. gio.) 🔴 ~-2,8% Stress "debito AI"; ven. -0,4%
Dow Jones 52.177,69 (chius. gio.) 🟢 ~+1,4% Ven. +0,4%, massimi da un mese; banche
Russell 2000 2.767,27 (chius. gio.) 🔴 ~-1,4%→recupero Ven. +1,4% in avvio sul calo dei tassi
FTSE MIB 49.857 (chius. ven.) 🟢 +0,22% Technoprobe -10,3% gio.; difesa e lusso ven.
Bitcoin (BTC) ~$82.500-82.700 (ven.) 🟢 ~+0,5% Tiene nonostante CPI e PPI caldi
Ethereum (ETH) ~$2.475 (ven.) 🟡 ~-0,5% Stabile dopo il -6,8% della settimana scorsa
Oro spot ~$4.198 (ven. mattina) 🟡 ~stabile Sostenuto dal calo dei rendimenti
Petrolio Brent ~$104-108 (ven.) 🔴 In rialzo Hormuz e scorte USA in calo

⚠️ Nota di trasparenza: i dati USA e crypto di venerdì sono rilevati nel primo pomeriggio di New York (ore 19:45 italiane), a mercati americani ancora aperti: le chiusure definitive possono differire, le performance settimanali USA sono "in corso" (a giovedì sera: S&P -0,9%, Dow +1,0%, Nasdaq -2,4%, Russell -1,4%, fonte AP). Per il Brent le rilevazioni divergono sensibilmente a seconda della base e dell'orario (tra circa 104 e 108 dollari; variazione settimanale tra +0,5% e +4%): si indica l'intervallo senza stimare un valore puntuale.

₿ Aggiornamenti Crypto

La settimana della resilienza: Bitcoin tiene gli 82.000 nonostante due shock sull'inflazione

Dopo il -2,8% e il miliardo di liquidazioni della settimana scorsa, questa poteva essere la settimana della capitolazione: due rapporti sull'inflazione più caldi delle attese e una Fed di nuovo minacciosa sono, sulla carta, il peggior scenario per un asset sensibile al costo del denaro. E invece Bitcoin ha tenuto: ha oscillato per tutta la settimana nella fascia 82-84.000 dollari, ha assorbito il colpo del CPI mercoledì e del PPI giovedì, e venerdì pomeriggio viaggiava in area 82.500-82.700 dollari, con un bilancio settimanale di circa +0,5% sulla chiusura di venerdì scorso (82.123). Il dietrofront di Warsh sui tassi ha fatto il resto, togliendo pressione proprio dove la settimana scorsa si era scaricata la leva.

Ethereum si è fermato poco sotto quota 2.500 (area 2.475 venerdì, dai 2.487 di sette giorni fa): dopo il -6,8% della settimana scorsa, la stabilizzazione è già una notizia, anche se conferma che in questa fase le altcoin faticano a sovraperformare.

La notizia della settimana, però, arriva dal mondo reale: negli Stati Uniti è stato erogato il primo mutuo convenzionale garantito anche da criptovalute, reso possibile dalla direttiva di giugno con cui l'agenzia federale per la casa ha ordinato ai due colossi del credito ipotecario di contare le cripto tra gli attivi patrimoniali dei richiedenti. È un passaggio simbolico ma concreto del processo di integrazione tra cripto e finanza tradizionale: Bitcoin che passa da oggetto di speculazione a collaterale riconosciuto dal sistema del credito americano.

🔮 Outlook Prossima Settimana

Trimestrale UniCredit e conto alla rovescia per MPS: la settimana dell'Italia

Appuntamenti chiave:

  • Mercoledì 21 ottobre — Trimestrale UniCredit: oltre ai conti, il mercato cerca indizi sulle prossime mosse — dal dossier Commerzbank, dopo il via libera BCE al 50%, alle ipotesi sul risiko italiano
  • Verso il 29 ottobre — Ultima settimana piena prima dell'assemblea straordinaria MPS che vota il piano difensivo contro l'offerta di Intesa: ogni presa di posizione dei soci (Caltagirone e Delfin controllano circa il 31%) sposterà i titoli del risiko
  • Trimestrali USA, seconda ondata — Dopo le banche, tocca a tecnologia e industria: il test della "scommessa AI" entra nel vivo, con il mercato che dopo lo scossone sul debito dei data center chiede ricavi, non promesse
  • Fed verso il 27-28 ottobre — Dopo il dietrofront di Warsh la pausa è lo scenario prevalente (probabilità di rialzo al 17%), ma con CPI al 3,7% e PPI a +1,3% mensile ogni discorso dei membri del comitato può riaprire i giochi
  • Hormuz e petrolio — La promessa di Trump (nessun attacco pre-midterm) regge, ma i prezzi dell'energia dentro il CPI ricordano che la guerra ha già presentato il conto

Cosa significa per chi investe con orizzonte lungo.

La settimana lascia una lezione precisa: mercoledì i mercati hanno ricevuto il peggior dato di inflazione da cinque mesi, e la settimana si chiude con i rendimenti più bassi di dove erano partiti. Non è un paradosso: i mercati non prezzano i dati, prezzano le reazioni delle banche centrali ai dati — e una parola di Warsh ha pesato più di due rapporti sull'inflazione. Per chi costruisce un portafoglio di lungo periodo, questo è esattamente il motivo per cui inseguire le previsioni è un gioco perdente: tra il dato e la reazione c'è un passaggio che nessun modello cattura in anticipo. Con il decennale americano sopra il 5% e il BTP al 4,5%, la parte prudente del portafoglio continua a pagare rendimenti che per quindici anni non sono esistiti; l'investitore paziente non ha bisogno di indovinare se Warsh avrà ragione sull'inflazione — gli basta un piano che funzioni in entrambi i casi.

Articolo redatto per fini informativi. Nessuna parte del contenuto costituisce sollecitazione all'investimento o consulenza personalizzata.

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